Autore: Luigi Crescentini

Estate ai tempi del Covid: «Sì alle vacanze estive ma ci costeranno il 20 % in più»

Secondo i dati riportati da Codacons, quest’anno potrebbe esserci un rincaro del 20% del costo delle vacanze.

Alle porte della stagione calda si aggiunge il tema vacanze estive. Con le riaperture di maggio e quelle previste per le date di giugno, bar, ristoranti e altre attività hanno dovuto non solo affrontare le conseguenze della chiusura del lockdown ma adesso dovranno anche adattarsi alle nuove linee guida che, non per tutti, risultano facili da seguire. Sono diversi i fattori che mettono un po’ in difficoltà i gestori, a partire dai costi, oltre che all’adattamento delle strutture: questi elementi potrebbero influire anche su eventuali prossimi rincari.

Secondo la Codacons, la sanificazione e il distanziamento che influisce sul numero della clientela potrebbero determinare dei costi maggiori, per cui molti operatori potrebbero cercare di rifarsi sulla clientela con un aumento dei prezzi, in modo tale da recuperare quanto meno, le spese e le entrate perse. Non solo i costi di adattamento: c’è anche da considerare che il flusso di clientela sarà notevolmente ridotto anche a causa dei molti turisti che non verranno.

Covid-19, vacanze estive, possibili rincari delle strutture balneari, del trasporto aereo e delle attività di ristorazione

Secondo alcuni dati riportati da Codacons, si stima che potrebbe esserci un rincaro generale del 20% in più rispetto all’anno precedente. Per non parlare anche di quei costi supplementari che si rifletteranno sui mezzi di trasporto e attività di ristorazione: si calcola un aumento dell’8% per le strutture ricettive, del 9% per quelle di ristorazione e del 12% per navi e traghetti oltre a un rincaro del 15 % del costo dei biglietti aerei.

Si suppone anche un aumento del costo della benzina. Come viene segnalato dall’Unione Consumatori, un piccolo aumento del prezzo di qualche centesimo c’è addirittura già stato. Un altro rincaro probabilmente lo vedremo anche per le strutture balneari, visto che, come già è stato detto precedentemente, i gestori delle spiagge più piccole dovranno cercare di adattarsi al distanziamento, e di certo non sarà un’impresa facile, dimezzare le postazioni e di conseguenza avere metà dei ricavi rispetto agli altri anni.

Secondo il presidente del Sindacato Balneari, Antonio Capacchione l’aumento dei prezzi sarà inevitabile. «Noi calcoliamo che solo il 20 per cento degli italiani andrà in vacanza e non sappiamo ancora quanti stranieri arriveranno. E cosa succederà? Le strutture che godono di ampi spazi, come quelle venete o romagnole, pur avendo i costi di sanificazione, potranno permettersi di non ritoccare le tariffe. Mentre laddove le spiagge non siano molto vaste come in Salento, Liguria, sulla costa tirrenica, le postazioni si ridurranno del 50% e per forza ci saranno aumenti. Ma contenuti al 10 per cento, non ci si può permettere di perdere la clientela» dice Capacchione in una dichiarazione riportata da «Repubblica».

Diversa è l’opinione del presidente del Centro Consumatori Italia, Rosario Trefiletti secondo il quale l’aumento c’è stato a macchia di leopardo, soprattutto nelle Regioni settentrionali, dove si sono registrati rincari del 5 e del 10% soprattutto nei bar.

Mentre non ci sono stati particolari aumenti nel Centro e nel Sud Italia, dato che non ci sono state variazioni di prezzi. Dunque potremo sì andare in vacanza ma forse potrebbe costarci qualche euro in più: tuttavia i gestori non potranno aumentare troppo le loro tariffe perché rischierebbero di ridurre ulteriormente la clientela. Oltre alle vacanze, sempre secondo i calcoli dell’Unione Consumatori, il lockdown ha portato qualche piccolo rincaro anche se non molto percepibile, dei beni di prima necessità come frutta, verdura, surgelati e prodotti per la pulizia.