Autore: Giacomo Mazzarella

Italia

Ecco perché l’Italia rischierebbe le Olimpiadi

L’Italia senza bandiera, divisa e inno alle Olimpiadi di Tokyo, ecco perché c’è questo rischio

L’Italia rischia sanzioni in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020, quelle slittate all’estate 2021 per via del Covid. Forse non rischia davvero l’esclusione, ma il «mancato rispetto delle direttive della Carta Olimpica» potrebbero portare a sanzioni che da un punto di vista etico, sarebbero umilianti per la Nazione. Se ne dovrebbe discutere nel Consiglio dei Ministri di questa mattina, un Consiglio dei Ministri delicato con la crisi di governo ancora in atto.

Pesanti punizioni per l’Italia in arrivo?

Il 27 gennaio è prevista la riunione dell’esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e l’Italia finirà al centro del discorso. Infatti l’Italia rischia di essere punita dal CIO e le conseguenze potrebbero manifestarsi ai Giochi Olimpici di Tokyo.

L’Italia potrebbe rientrare in una delle varie tipologie di sanzioni che il CIO prevede. Il motivo è la mancanza di indipendenza che il Comitato Olimpico Italiano (CONI) ha nei confronti della politica del Paese. Il rischio è che la spedizione italiane ai Giochi Olimpici manchi del tutto, anche se questo è il rischio massimo per il quale si farà del tutto per aggirarlo.

Niente divise e niente bandiera

La punizione probabilmente più blanda è quella dell’esclusione del CONI dal Cio, una specie di sospensione del Comitato Olimpico Nazionale. Se la questione dell’indipendenza del CIO dalla politica, per la quale l’Italia è stata più volte richiamata negli ultimi tempi non venisse per così dire risolta oggi, gli effetti potrebbero andare oltre la semplice sospensione del Comitato Olimpico italiano.

Ciò che l’Italia rischia è una cosa simile a quello che è successo già alla Bielorussia, dove però il Presidente Lukashenko è un autentico dittatore. Il provvedimento di sospensione per la Bielorussia è scattato lo scorso 7 dicembre con l’esclusione anche se temporanea di tutti i membri Cio bielorussi dall’attività.

Per la Bielorussia sono stati salvaguardati gli atleti di punta della Nazione, per i quali i pagamenti al Comitato Olimpico Nazionale sono ancora attivi, ma è stato imposto il divieto assoluto di ospitare eventi del Cio. Non si può certo paragonare la situazione italiana a quella bielorussa, però anche per noi le sanzioni potrebbero essere rilevanti. Si parla con insistenza di un divieto di uso della bandiera e delle divise ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo.

In pratica i nostri atleti gareggerebbero come indipendenti e non come portacolori dell’Italia. Uno smacco vero e proprio per un Paese storico come l’Italia. Per esempio, alla cerimonia inaugurale mancherebbe il tricolore alla sfilata, l’Italia non avrebbe la portabandiera (alle precedenti Olimpiadi fu Federica Pellegrini la nostra portabandiera).

E si arriverebbe pure al divieto di inno nazionale, cioè l’inno di Mameli non verrebbe mai suonato, nemmeno se un nostro atleta salisse sul gradino più alto del podio. E se la situazione non migliorerà, sono a rischio i già calendarizzati Giochi Olimpi invernali di Milano-Cortina 2026.