È morto Gino Strada, fondatore di Emergency

Aveva 73 anni, la notizia è arrivata poco prima del 14 del 13 agosto

Gino Strada è morto. La notizia è arrivata poco prima delle 14 del 13 agosto. Se ne va a 73 anni, colui il quale aveva fondato la Ong Emergency. Era nato a Sesto San Giovanni il 21 aprile del 1948 e nel corso della sua vita ha svolto l’attività di medico e filantropo. Assieme alla moglie Teresa Sarti, che si era spenta nel 2019, aveva dato vita alla fondazione italiana nota a livello internazionale.

Morto Gino Strada, chirurgo di guerra

Sul suo profilo Twitter si definiva "War Surgeon", chirurgo di guerra. E in questa definizione si coglie molto di ciò che è stata la vita di Gino Strada, laureatosi all’Università di Milano nel 1978 e poi specializzatosi in chirurgia d’urgenza.

E non è un caso che oggi tutti i media nazionali diano grande spazio ad una figura di riferimento. Emergency, presente in diciotto paesi nel mondo, aveva garantito assistenza medica e chirurgica in terre dove la guerra, la povertà e la miseria faticano ad assicurare i livelli minimi di sanità.

Morte Gino Strada, tanti messaggi di saluto

Una vita in cui il suo grande impegno umanitario profuso attraverso Emergency era arrivato ad avere respiro internazionale. Invitabili, da subito, i messaggi di saluto arrivati su Twitter. «Nel suo cuore - ha scritto Fabio Fazio - c’era tutto il bene del mondo. Tutto il bene del mondo...».

«Una vita esemplare. Di amore e di lotta. Una grande eredità» ha, invece, postato il commissario Europeo per l’economia Paolo Gentiloni".

«Avremmo - ha rivelato il cantante Fede - dovuto incontrarci a Settembre. Sarebbe stato un onore immenso stringerti la mano. Che dispiacere. Ciao Gino Oggi l’Italia perde un grande uomo».

Messaggi che acuiscono il dispiacere per la perdita di una volta che, a sua volta, ra stata spesa soprattutto per offrire un contributo agli altri. In situazioni difficili ed al limite.

Morte Gino Strada: un articolo uscito su La Stampa, proprio il giorno della scomparsa

Proprio in data 13 agosto La Stampa ha pubblicato un suo racconto dal titolo «Così ho visto morire Kabul». Una visione su ciò che sta accadendo in Afghanistan dal punto di vista di chi conosce a fondo quelle situazioni. Ha raccontato di aver vissuto quel Paese per sette anni e di aver visto aumentare «il numero dei feriti e la violenza, mentre il Paese veniva progressivamente divorato dall’insicurezza e dalla corruzione». E poi un pensiero rivolto agli ospedali e allo staff di Emergency. "Non posso - ha concluso - scrivere di Afghanistan senza pensare prima di tutto a loro e agli afghani che stanno soffrendo in questo momento, veri «eroi di guerra»". Un lungo articolo che resterà l’ultima testimonianza scritta di un uomo che ha saputo spendersi per gli altri.