Dove la variante Omicron è più diffusa in Italia? Ecco cosa dice uno studio

Dove la variante Omicron è più diffusa in Italia? Ecco cosa dice uno studio

L’analisi dei dati sui tempi di raddoppio degli incrementi sulle curve di incidenza di positivi ad opera del matematico Sebastiani permette di avere un’immagine su dove la nuova variante è più diffusa in Italia

Di Covid e soprattutto di variante Omicron si è parlato molto nelle ultime settimane. Ma dove la sua diffusione è più sostenuta in Italia? In attesa degli aggiornamenti sui sequenziamenti una risposta arriva dall’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ’M.Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) riportata dall’Ansa.

Tutti concordi sulla maggiore contagiosità di Omicron

Omicron preoccupava per le 32 mutazioni e l’eventuale rischio di sfuggire ai vaccini. Le prime tesi sostenute dagli scienziati hanno da subito messo in rilievo che, soprattutto con tre dosi e dunque con il richiamo, la protezione è alta e si auspica che possano anche essere confermate le tesi secondo cui sarebbe meno aggressiva.

Resta, però, un dato su cui praticamente sono tutti d’accordi: la sua più elevata contagiosità. Questo fa crescere il rischio di avere in breve tempo troppi contagiati, con conseguente pressione sui sistemi ospedalieri, e spiegherebbe anche la crescita significativa dei contagi avuti negli ultimi giorni.

L’evoluzione è quella che hanno avuto altri paesi che hanno avuto una sostanziale diffusione di Omicron prima dell’Italia. Questa è una fase dove si registra la convivenza con la variante Delta sul territorio italiano. E allora dove c’è maggiore diffusione del nuovo ceppo del virus.

L’analisi del matematico Sebastiani si è basata sulla valutazione delle curve di incidenza nelle 107 province italiane. Il periodo valutato è di tre settimane fino 2 gennaio e ciò che viene valutata è la crescita esponenziale, modulata da una componente periodica su base settimanale, basata sui tempi di raddoppio degli incrementi.

Variante Omicron, ci sono 32 province con tempi di raddoppio inferiori a 4,5 giorni

Le province dove si sospetta possa circolare di più Omicron sono quelle dove il contagio è più veloce. «Le province - rileva Sebastiani - con tempi di raddoppio inferiori o uguali a 4,5 giorni sono 32». Tra i particolari che sono emersi è il fatto che si tratti di territori che sono caratterizzati da contingenza territoriale, con tre eccezioni.

Facendo il punto, le tre aree lontane dai blocchi citati sono:

  • Rimini
  • Vibo Valentia
  • Enna

Poi si può praticamente ragionare per blocchi, il primo è quello composto da:

  • Lecco
  • Bergamo
  • Monza e Brianza
  • Cremona
  • Parma
  • Tutte le province della Toscana, con l’esclusione di Grosseto
  • Terni e Perugia, quindi l’Umbria

Caratterizzato da una leggera discontinuità territoriale rispetto al primo è l’altro gruppo dove ci sono:

  • Tutte le province dell’Abruzzo
  • Il Molise, con Campobasso e Isernia
  • Caserta
  • Avellino
  • Benevento

Ancora con una leggera discontinuità territoriale, c’è il terzo gruppo dove si trovano quattro province pugliesi:

  • Barletta Andria Trani
  • Bari
  • Taranto
  • Lecce

Queste 32 province hanno, dunque, la caratteristica di avere «tempi di raddoppio» degli incrementi bassi, ragion per cui secondo quanto rivelato da Sebastiani «è ragionevole assumere che in esse sia rappresentato (più che nelle altre) in modo rilevante la variante Omicron» che, come detto, è caratterizzata da una maggiore diffusibilità rispetto a Delta.

La presenza, inoltre, di un significativo fattore di tangenza tra i territori in cui si ipotizza possa esserci una maggiore diffusione di Omicron «suggerisce - si legge nelle parole di Sebastiani riportate - l’opportunità della limitazione dei flussi di persone, almeno tra regioni diverse».

Questi i dati relativi ai tempi di raddoppio degli incrementi delle 32 province:

Chieti (1,3), Isernia (2,3), Vibo Valentia (2,8), Pescara (2,9), Prato e Pisa (3), Campobasso e Barletta-Andria-Trani (3,1), Firenze (3,2), Pistoia (3,3), Lucca (3,4), Lecce e L’Aquila (3,6), Avellino (3,7), Teramo e Siena (3,8), Taranto, Arezzo e Massa Carrara (3,9), Lecco, Enna e Bari (4), Parma (4,1), Bergamo e Terni (4,2), Livorno, Rimini e Caserta (4,3), Cremona, Perugia, Benevento, Monza e della Brianza (4,5).