Autore: Luigi Crescentini

Dopo il Covid, il festival di Yulin non si ferma: migliaia di cani verranno massacrati

Le petizioni e la bozza di legge proposta da Pechino non sono bastate per fermare il mercato della carne di cane.

Neanche le critiche e lo sdegno suscitato dal «wet market» di Wuhan ha fermato il festival di Yulin che si terrà a partire dal solstizio d’estate. Uno dei luoghi che ha destato sospetti sull’origine della pandemia, è stato proprio il mercato di Wuhan, in particolar modo, quella sezione dedicata alla vendita e al commercio di carni, anche di origini esotiche.

Si tratta, dunque, di carne di animali selvatici, non controllata e venduta anche in condizioni igienico-sanitarie scarse, ideali per la proliferazione di virus, germi e batteri. Questi prodotti rappresentano una prelibatezza e vengono consumati da parte dalla popolazione cinese senza alcuna limitazione. Non a caso, ci sono state molte critiche e proteste a riguardo: tanto che alcuni sospettavano che il Covid-19 si fosse trasmesso all’uomo attraverso la consumazione di queste carni.

Ma non basta. Anche dopo la diffusione e la paura del virus, la Cina non si ferma. A Yulin, a partire dal 22 giugno, si tiene un festival dove le vittime di macello non sono serpenti, pipistrelli, pangolini come nel mercato di Wuhan, bensì i cani.

TI POTREBBE INTERESSARE: Coronavirus, novità Oms: niente tampone per sancire la guarigione

Festival di Yulin: il governo di Pechino non ha convalidato la legge per fermare il massacro dei cani

Ogni anno, questa sagra attira migliaia di cittadini cinesi pronti a degustare carne di cane, un animale che, noi occidentali, vediamo come una compagnia o un amico fedele. Purtroppo in Cina, a Yulin, non è così: le proteste e le migliaia di petizioni firmate contro questo macabro mercato non sono bastate a fermare il massacro delle povere bestiole. Cani di ogni genere di piccola, media e taglia grande vengono tenuti in condizioni inimmaginabili e subiscono ogni genere di crudele maltrattamento, per poi morire dopo atroci sofferenze.

La cattiveria e la crudeltà, dietro a tutto questo, non è minimamente concepita in molti Paesi, da animalisti e protestanti. Molti attivisti si sono mobilitati per fermare il festival, bloccando perfino le strade per impedire il trasporto della «merce» fino al mercato di Yulin. Purtroppo non è stato sufficiente, dal 22 giugno inizierà il mattatoio dei cani, anche dopo che la diffusione del Covid-19 aveva convinto il governo di Pechino a chiudere queste sagre dell’orrore. Ad aprile era già stata impostata una bozza di legge da parte del ministero dell’Agricoltura di Pechino.

Come accennato anche sul «Corriere della Sera» la bozza prevedeva un «riordino dei generi alimentari»: più precisamente, si stabiliva il consumo di carne relativo ad animali che si potevano allevare come il pollame e il maiale ma sicuramente non era inclusa quella di gatto o di cane. In verità, in termini di legge, i cani e i gatti non sono mai stati considerati carne da consumo bensì animali da compagnia.

Purtroppo questa bozza non ha avuto alcun riscontro positivo in quanto non è diventata legge applicabile: di conseguenza non è servita a fermare il festival di Yulin. Ogni anno nel mese di giugno vengono massacrati diecimila cani di ogni razza e taglia, uno spettacolo crudele che attira soltanto una nicchia della popolazione cinese. La maggior parte non appoggia questa tradizione e considera i cani e i gatti animali da compagnia e da tenere in casa.