Disoccupazione Italia: una repubblica fondata sullo stage

I dati Istat sulla disoccupazione in Italia mostrano ancora una volta un Paese fermo, nel quale i giovani hanno come sola possibilità quella di emigrare.

L’Italia si conferma come sempre maglia nera per l’occupazione, principalmente quella giovanile che tocca picchi a dir poco vergognosi. Al sud si calcola che il 60% dei ragazzi, tra i 15 e i 24 anni, siano in cerca di un impiego, dato che senza eguali negli altri paesi europei.

I giovani sono costretti ad emigrare, perché in fin dei conti non hanno altre possibilità se non accettare uno stage a rimborso spese e senza alcun tipo di garanzie. Perché l’Italia “è una repubblica fondata sul lavoro” solo a parole.
Nei fatti poi il settore con maggiori problemi è proprio quello del mercato del lavoro.

Non è l’unico paese dove la politica di stage mal retribuiti o a costo zero ha preso piede, ma senza dubbio è il luogo in cui si lavora alle condizioni peggiori. I dati Istat sull’occupazione mostrano proprio questo: una classe dirigente disinteressata e un piano per l’aumento dell’occupazione inesistente.

Ecco come anche gli altri Paesi sfruttano la giovane età, la poca esperienza e la ricerca di un lavoro portando a quella che potrebbe essere una nuova forma di sfruttamento.
Perché l’Italia avrà anche il primato di uno dei mercati del lavoro peggiori al mondo, ma non è di certo la sola ad adottare questo tipo di politiche.

Stage nuovo modo di lavorare: la situazione in Europa

Quando si esce dall’università si hanno grandi aspettative per la propria carriera lavorativa, che si crede decollerà in breve tempo. Invece poi ci si scontra con la dura realtà e con un mercato del lavoro che ai giovani in Italia offre solo: stage e Garanzia Giovani.

Un problema che però non sembra essere risolvibile e non riguarda solo l’Italia, ma molti altri paesi in Europa. Sembra che ormai la generazione anni ’90 si sia quasi adeguata a questo tipo di situazione e non faccia molto per cambiare le cose.
Lo sbocco naturale per chi ha una laurea, parla più lingue ed è fresco di studi sembra essere lo stage sottopagato o non retribuito.

La risposta che ciascuno si da è sempre la stessa “almeno faccio esperienza”, esperienza che spesso però non comporta un’assunzione o la possibilità di ottenere un posto di lavoro migliore.
Ma la pratica dello stage non retribuito o pagato non è comune solo in Italia.

In Gran Bretagna la situazione non è differente: il primo lavoro che si trova, freschi di studi, è uno stage. Proprio per far fronte a questo tipo di problematica lo scorso anno Alec Shelbrooke, un deputato conservatore, aveva proposto una legge che impedisse di proporre stage non pagati.

La proposta però non è mai diventata legge e la pratica è ancora quella di avere personale qualificato a costo zero! Si arriva così a numeri impressionanti (secondo un sondaggio di YouGov) e a ben 20.000 ragazzi l’anno che lavorano, ma non percepiscono alcun tipo di retribuzione.
Una nuova frontiera della schiavitù in piena regola.

La strada è in salita per tutti e soprattutto in ogni tipo di istituto e azienda. Nel 2015 fece scandalo la storia di uno stagista dell’Onu, che non avendo soldi per vivere a Ginevra aveva allestito un campo base in una villa e dormiva in tenda.
Lo stage all’Onu non era pagato e l’aiuto della famiglia non bastava a pagare una stanza in affitto.

Per non rinunciare all’esperienza lavorativa aveva quindi deciso di diventare un clochard per un periodo della sua vita, pur di catturare l’occasione e poter inserire nel suo curriculum “tirocinio all’Onu”.
Un racconto che aveva fatto il giro del mondo, sconvolgendo la stampa di mezza Europa, ma per cui nessuno aveva fatto nulla.

Stage non retribuito: la situazione fuori dall’Europa

Non solo in Europa però si ha il vizio di non retribuire lo stage, ma anche negli Stati Uniti l’abitudine è quella di non pagare lo stagista per le sue ore lavorative. A portare alla luce la situazione è Ross Perlin in un libro di denuncia Intern Nation.
Secondo Perlina sarebbero 1 milioni i giovani americani che lavorano in questo modo e che non hanno una retribuzione per le loro prestazioni di lavoro.

Alcune delle maggiori multinazionali non retribuiscono gli stagisti e a quanto pare il problema si è avuto anche con Hillary Clinton e la sua campagna elettorale. Uno degli stagisti rifiutati ha denunciato il tutto su Usa Today.
La candidata aveva infatti dichiarato che avrebbe retribuito in modo full time gli intern che lavoravano alla sua campagna.

Questo però non è avvenuto e così il ragazzo è passato ai fatti. La differenza infatti con i loro coetanei europei è che i giovani americani denunciano queste situazioni, portando in tribunale l’azienda.
Sebbene non tutti vengano poi assunti le percentuali sono ben più alte della media europea: dopo uno stage un ragazzo su due viene inglobato nell’azienda.

Disoccupazione giovanile: cosa manca all’Italia?

I dati dell’Istat mostrano un paese non adatto ai giovani e soprattutto un mercato del lavoro non indicato alla loro occupazione. Il problema primario rimane sempre quello della mancanza di esperienza (a detta delle aziende) e di mancanza di una preparazione per il mondo del lavoro.

La scuola e l’università non hanno nessun tipo di legame con il mercato del lavoro e questo influisce pesantemente sulla situazione dei giovani italiani. Una volta chiuso il loro percorso di formazione si trovano catapultati in un mondo del quale conoscono poco le regole e le dinamiche.

Ma soprattutto si trovano in un mondo per il quale le loro competenza universitarie non sono adatte. Molti datori di lavoro cercano più le esperienze lavorative pregresse, anche se piccole e sporadiche, che una laurea conseguita con 110 e lode.
Un circolo vizioso però dal momento che le esperienze lavorative sono difficili da trovare, l’università non ha un canale preferenziale e così si arriva a laurearsi e ad essere senza esperienza.

Una situazione però che, con buona pace dei vari Ministri del lavoro, non può essere risolta con la somministrazione di Garanzia Giovani o con una serie di palliativi temporanei.