Dati coronavirus, l’esperto spiega perché la situazione può essere peggiore di ottobre

Dati coronavirus, l'esperto spiega perché la situazione può essere peggiore di ottobre

In un’intervista rilasciata a Repubblica il fisico Roberto Battiston ha delineato il quadro dei possibili scenari.

I dati del coronavirus in Italia non regalano previsioni tranquillizzanti. Ad un anno esatto dal momento in cui gli italiani hanno iniziato a subire le restrizioni finalizzate al contenimento del contagio, può diventare difficile metabolizzare l’idea che gli scenari non siano tali da ipotizzare un futuro immediato tranquillo.

Ci sono, però, i numeri e i dati che spiegano quanto c’è il rischio che a breve si debba fare i conti con una situazione che fa dormire sonni poco tranquilli. A spiegarla è stato il fisico Roberto Battiston, professore di fisica all’Università di Trento che da tempo si occupa di valutare l’evoluzione dell’epidemia.

Dati coronavirus, si teme sempre l’effetto varianti

In un’intervista a Repubblica del’1 marzo 2021 ha chiarito come oggi l’aumento dei casi regala uno scenario molto simile a quello di ottobre. In quell’occasione ricorda come in tre settimane l’indice Rt sia passato da 1,15 a 1,85. In quel caso, la situazione è riuscita a rientrare ai primi di dicembre grazie all’impiego di strategie che, ad oggi, sono di fatto già in campo. «Però - ha precisato Battiston - abbiamo di fronte le varianti, molto più aggressive del virus ordinario, che stanno diventando le forme più diffuse».

Oggi, in particolare, iniziano ad essere tante le province con situazioni epidemiologiche in peggioramento. «Se si combatte il virus - ha spiegato il fisico - con le misure di mitigazione i risultati si ottengono. Ma bisogna essere rapidi».

Poi l’avvertimento: «Visti i tempi di intervento, per almeno 4 settimane il numero dei nuovi positivi continuerà a crescere. Se ritardiamo le azioni di contenimento ci fermeremo solo quando il sistema sanitario non reggerà più l’urto. Rischiamo di trovarci presto in una situazione molto peggiore di ottobre».

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La strada dei lockdown mirati, tempestivi e brevi

Il ragionamento fatto dallo scienziato è molto chiaro e basato quasi su principi matematici. Rispetto a quella che era stata etichettata come la seconda ondata e risalente al periodo autunnale c’è una differenza sostanziale: prima c’erano 50.000 infetti, oggi sono 400.000. Fattore che può, di fatto, scatenare livelli di contagio problematici. «Il fiammifero - ha spiegato - è l’Rt: se supera 1, come avviene in tante zone, l’epidemia ha un serbatoio di carburante enorme».

Mitigare il virus attraverso le chiusure è, al momento, la strategia che può offrire frutti. Dalle parole di Battiston arriva però l’ipotesi di pensare a “interventi pesanti, ma rapidi e in zone limitate”. Parole che sembrano accordarsi a quanti sostengono l’ipotesi di lockdown mirati e brevi per quelle aree dove la situazione epidemiologica rischia di farsi problematica.

C’è, dunque, ancora da stringere i denti. Aspetto che era abbondantemente emerso nel momento in cui ha iniziato a girare la bozza del nuovo Dpcm del governo Draghi dove si è dato spazio praticamente nullo al possibile allentamento delle misure.

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