Crisi di governo: inizia la conta oggi alla Camera, ecco il punto della situazione

 Crisi di governo: inizia la conta oggi alla Camera, ecco il punto della situazione

Oggi a Montecitorio è atteso il Premier Conte, ma la partita decisiva è in programma per domani

Il cronoprogramma della crisi di governo oggi ha il primo appuntamento alla Camera dei Deputati. Il Premier Conte a mezzogiorno è atteso a Montecitorio: Conte chiederà la fiducia ai deputati e la stessa operazione verrà fatta domani a Palazzo Madama, presso il Senato della Repubblica.

Per come funziona il nostro Parlamento, con le modalità di elezioni differenti tra Camera e Senato, sarà domani la partita decisiva, perché è in Senato che il governo ha una maggioranza risicata da sempre, soprattutto oggi dopo la fuoriuscita di Italia Viva.

Oggi la fiducia della Camera non è in discussione e non lo è nemmeno domani al Senato, perché il punto non è la maggioranza relativa, ma quella assoluta, con il Premier che deve arrivare a 161 senatori per stare per così dire tranquillo. Non che non possa andare avanti senza la maggioranza assoluta, ma la legittimazione di un esecutivo passa sempre da quest’ultima.

Maggioranza assoluta e maggioranza relativa

Il nodo quindi non è quello della maggioranza in quanto tale, perché la relativa Conte dovrebbe averla sia alla Camera che al Senato. E se sarà assoluta o relativa lo diranno le Camere tra oggi e domani. “La maggioranza ci sarà, se assoluta o relativa lo diranno i numeri" questo ciò che afferma per esempio anche il Ministro per gli affari regionali Francesco Boccia.

«Renzi ha chiuso sbagliando modi e tempi, e penso che quel discorso sia chiuso. I parlamentari di Italia Viva sono stati eletti con il Pd, spero vogliano rispettare la volontà di quell’elettorato, sennò si prendono seggi di quella comunità e si vota contro la sua volontà. Faccio appello a tutti gli eletti del Pd di votare con il Pd. La maggioranza ci sarà, se è relativa o meno lo diranno i numeri. Può accadere che di fronte alle proposte che farà Conte non solo gli eletti con il Pd ma tutti possano condividere un’altra visione di società, una prospettiva europeista», così Francesco Boccia ha esortato al senso di responsabilità (una parola oggi largamente utilizzata per la crisi di governo) non solo i parlamentari di maggioranza ma tutti.

E sulla stessa linea anche il segretario del PD Zingaretti: «Non è caccia, è un appello perché non sono tempi normali e la gente non ha capito perché Renzi ha voluto aprire una crisi di governo. Alla luce del sole, stamattina ho fatto appello alla responsabilità perché ci si permetta di andare avanti perché bisogna dare sicurezza e fiducia a questo paese”, queste le dichiarazioni di Zingaretti ospite della trasmissione di Canale 5 “Live non è la D’Urso”, che asserendo di avere piena fiducia nel Premier Conte ha anche sottolineato che il Presidente del Consiglio “ha capito troppo tardi che bisognava muoversi rispetto alle esigenze che venivano dalle domande degli alleati», una specie di apertura al dialogo anche con Italia Viva.

“La porta è aperta alle persone che vogliono dare una speranza a questo paese e votando la fiducia a questo governo ci permettano di andare avanti. Se ci si ferma paga l’Italia, se andiamo avanti sarò un bene per tutti", così ha terminato Zingaretti.

La posizione di Renzi

Dal Movimento 5 Stelle sembra che la questione Renzi sia definitivamente chiusa, anche se in politica mai dire mai. Ma il Pd, l’altro grande partito di governo sembra non essere così rigido nelle posizioni, come detto prima dal segretario Zingaretti. E se Zingaretti è stato ospite della D’Urso il responsabile di tutto ciò, Matteo Renzi (responsabile di aver aperto la crisi di governo), è stato ospite di Giletti su La7, nella trasmissione domenicale “Non è l’arena”.

“Quello che sta accadendo non è lo scontro tra due ego, se martedì dovessero andar male le cose io continuerò a stare al posto mio". La crisi ora, in piena pandemia, perché è ora che si gioca il futuro dell’Italia dei prossimi 20 anni, l’occasione di spendere quasi 300 mld è ora o mai più. A me sta a cuore spendere bene i soldi ora perché i debiti graveranno sui nostri figli, sui nostri nipoti. Sarebbe un bene per il Paese se, invece di andare a caccia di responsabili, tutti insieme facessimo un progetto di riforme, tutti, da Conte a Salvini, da Berlusconi a Di Maio. Non un governo, ma le regole del gioco si scrivono insieme”, questo invece il pensiero del leader di Italia Viva.