Covid: variante indiana e vaccino, il punto del professor Crisanti

Il professo Andrea Crisanti è stato ospite della trasmissione Omnibus di La 7

La variante indiana del Covid è una mutazione che si aggiunge a quelle che, negli ultimi mesi, sono state oggetto di discussione. Ai microfoni di Omnibus, trasmissione di La 7, è intervenuto il professor Andrea Crisanti. Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova ha chiarito perché questo nuovo ceppo potrebbe rappresentare una preoccupazione aggiuntiva.

Variante indiana, parla il prof. Andrea Crisanti

«La variante indiana - ha spiegato - è stata per la prima volta identificata e studiata sempre in Inghilterra». Notazione a cui ha aggiunto l’esigenza che si prenda esempio dalla capacità di controllo della varianti che negli ultimi mesi il sistema sanitario inglese ha dimostrato di avere.

«Ha delle mutazioni importanti - ha detto in relazione alla variante indiana - su una regione che è il bersaglio degli anticorpi. E quindi sicuramente suscita molte preoccupazioni».

Variante indiana e vaccini, cosa si sa

«Esperimenti fatti in laboratorio - ha rivelato il professor Crisanti - indicano che la variante indiana in presenza di anticorpi mantiene un’importante infettività. Quindi è veramente un elemento di grande preoccupazione».

Che il Covid e la struttura del suo coronavirus che lo genera fossero destinati ad avere mutazioni era un dato che, secondo la scienza, era da attendersi e sarà da aspettare ancora. Ad oggi sono ormai diverse le varianti che, in qualche modo, hanno fatto parlare di sé: quella sudafricana, quella brasiliana e adesso quella indiana.

«Sono tutte emerse - ha specificato Crisanti - in stati che non hanno controllato bene la trasmissione. Più c’è trasmissione, più aumenta la probabilità che ci siano varianti. Più aumenta la probabilità che siano varianti, più può accadere che emergano varianti resistenti al vaccino».

Varianti Covid, Crisanti spiega il rapporto tra vaccinazione e varianti

«In genere - ha proseguito Crisanti - non si vaccina mentre c’è trasmissione o non si vaccina incoraggiando la trasmissione. Purtroppo sto semplicemente ripetendo quelli che sono concetti basilari di genetica».

Tra le righe si può leggere come un’eventuale risalita dei contagi mentre la vaccinazione è in corso espone al rischio dell’emersione di varianti che possano rendere vani i vaccini.

E il professore ha fatto un esempio chiaro su due paesi confinanti in Sudamerica. «In Brasile - ha evidenziato - ci sono 92 varianti di cui non si sa più nulla di che cosa fanno».

«Il CIle - ha proseguito il microbiologo - in questo momento sta in una situazione drammatica come non era mai stato. Con una diffusione della trasmissione pazzesca e in più con tutta una serie di varianti».

Una circostanza che fa riflettere tenuto conto che, sulla base dei dati forniti dal professore, la popolazione cilena è vaccinata per il 75%, seppur con un vaccino efficace al 60%. Questo secondo il professore darebbe una protezione del 40% dei cileni, senza però aver scongiurato la situazione attuale.

Diventa, perciò. importante controllare la mobilità internazionale tra i paesi. «Dire - ha evidenziato Crisanti - che è vietato venire dall’India è sicuramente una cosa importante, ma poi bisogna implementarla . Non è che bisogna soltanto bloccare i voli dall’India, bisogna fare tutta la triangolazione da dove si viene . Bisogna mettere la quarantena vigilata obbligatoria come fanno in Inghilterra».

«Significa che bisogna - ha incalzato - predisporre gli alberghi, bisogna predisporre un sistema informatico».