Covid: test sulla saliva meglio del naso faringeo, la scoperta di Yale Università

Covid: test sulla saliva meglio del naso faringeo, la scoperta di Yale Università

Un nuovo studio ribalterebbe tutte le credenze fin qui sostenute anche dalla scienza.

Già da tempo c’era chi sosteneva che il test salivare in materia Covid poteva essere, se non migliore, quanto meno ugualmente attendibile di quello nasofaringeo. Parliamo naturalmente del Covid e dei test per riscontrare la positività nei pazienti.

Come riporta il quotidiano il Giornale, «un nuovo studio potrebbe cambiare tutto: i test sulla saliva sarebbero più efficaci dei nasofaringei». Perché i test salivari sarebbero più attendibili rispetto al tampone. Lo studio di cui parla il quotidiano del direttore Alessandro Sallusti è proveniente da una delle più rinomate università statunitensi, la Yale University.

Con il test salivare al posto di quello nasofaringeo, cioè al posto del cosiddetto tampone, «si può predire l’evoluzione della malattia», questo ciò che emerge dallo studio dei ricercatori statunitensi. Ciò che affermano i ricercatori di Yale University è che i test sulla saliva possono essere ancora più efficienti dei tamponi nasali riuscendo a fare emergere più chiaramente la gravità della malattia causata dal Covid-19.

Cosa hanno scoperto a Yale

«Abbiamo scoperto che la carica virale della saliva era significativamente più alta in quelli che hanno manifestato un aumento della gravità della malattia e mostrava una capacità superiore rispetto alla carica virale rinofaringea come previsione di mortalità nel tempo», questo l’esito del lavoro dei ricercatori, pubblicato su Medrxiv, sito internet la cui proprietà è oltre che della Università di Yale, anche del British Medical Journal e del Cold Spring Harbor Laboratory. Un sito di informazione medica dove vengono pubblicati anche notizie delle nozioni mediche inedite e ancora da pubblicare sui testi di medicina più riconosciuti.

Come ha funzionato lo studio

I test che hanno portato i ricercatori a questa conclusione sui test salivari sono stati effettuati su un numero significativo di pazienti. Sono stati 154 i pazienti sui quali i ricercatori hanno effettuato i test con confronti della carica virale presente sia nella saliva che nel muco nasofaringeo. Dallo studio è emerso che i pazienti in cui la carica virale trovata nella saliva era più alta, presentavano una gravità della malattia, superiore a quelli in cui la carica virale più alta era recuperata dal tampone nasofaringeo.

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Quali le differenze tra i due test

Aspettando che lo studio ottenga i crismi dell’ufficialità anche dalla Comunità scientifica mondiale, in base agli esiti di cui sono sicuri a Yale, il test della saliva potrebbe predire meglio lo sviluppo della malattia rispetto al classico tampone.

Il tampone “riflette soltanto la replicazione virale del tratto respiratorio superiore, fondamentale per la trasmissione del coronavirus, ma non di quello inferiore, la chiave della gravità della malattia. La saliva può rappresentare meglio ciò che sta accadendo nel tratto respiratorio inferiore”, questo ciò che il capo della ricerca del gruppo di ricercatori della Yale University, Akiko Iwasaki ha spiegato presentando i risultati.