Covid, restrizioni e vaccino: Crisanti spiega cosa servirà dopo

Covid, restrizioni e vaccino: Crisanti spiega cosa servirà dopo

Andrea Crisanti, intervenendo nel corso della trasmissione L’aria che tira, ha spiegato cosa dovrà essere messo in campo per controllare la situazione una volta raggiunta la soglia dell’immunità di gregge.

Andrea Crisanti è tornato a parlare di coronavirus. Lo ha fatto ai microfoni di La 7, intervenendo nel corso della trasmissione L’aria che tira. Il virologo dell’Università di Padova ha un po’ gettato lo sguardo oltre, esattamente a ciò che accadrà dopo questo periodo di restrizioni.

Lo ha fatto snocciolando i numeri della programmazione che oggi portano l’Inghilterra ad essere un paese più pronto a fronteggiare la pandemia, evidenziando come la sfida non va combattuta con altre armi che non siano unicamente il lockdown e il vaccino.

Covid, Crisanti racconta come funziona in Inghilterra

«In Inghilterra - ha evidenziato - hanno già fatto dodici settimane di restrizioni e elimineranno le prime probabilmente verso fine aprile, le altre a fine maggio. Il tutto poi accompagnato da una campagna di sequenziamento senza precedenti per il monitoraggio delle varianti, il tutto sostenuto da una capacità di fare tamponi pazzesca. Non entra nessuno in Inghilterra che non ha fatto un tampone e una volta che è entrato bisogna fargliene tre o quattro prima di uscire di casa».

Situazione quella descritta dal professore che pone l’Inghilterra nelle condizioni di avere un sistema di tracciamento fortissimo, ma non solo. Oltremanica si sarebbe, dunque messo, a punto un sistema di contrasto alla pandemia frutto di una lavoro di pianificazione lungimirante e che oggi si sta rivelando proficua. «Non è - ha precisato Crisanti - che ci si improvvisa mezzo milioni di vaccinazioni al giorno da un momento all’altro».

Ma la velocità con cui viaggia la campagna vaccinale non è che la punta dell’iceberg di un sistema inglese funzionante. «Hanno - ha aggiunto il professore - creato una capacità di fare tracciamento delle varianti impressionante. Hanno sequenziato 200.000 virus. Sanno esattamente cosa c’è sul loro territorio e come si propaga». «Riescono - ha proseguito - a fare 6-700.000 tamponi molecolari al giorno».

Coronavirus, lockdown e vaccino? Serve anche altro

Numeri a cui fanno da contraltare quelli italiani piuttosto lontani e che, di conseguenza, una minore capacità di tracciamento, ma anche di eventuale individuazione delle varianti. Ma all’orizzonte occorrerà mettere in piedi un sistema che sia in grado di gestire, anche per l’Italia, ciò che occorrerà per continuare a combattere contro il coronavirus.

«Una volta - ha detto il virologo - che avremo raggiunto la soglia dell’immunità di gregge significa che l’Rt è uguale 1. Significa che una persona infetta un’altra persona sola. Significa che se una settimana hai 10.000 casi, la settima successiva ne hai ancora 10.000».

A quel punto, secondo Crisanti, per riuscire a controllare la situazione esistono poche soluzioni possibili. «O aumentare la percentuale delle persone vaccinate, o continuare determinate misure di distanziamento sociale o usi di meccanismi di protezione oppure finalmente vare un sistema di sorveglianza che blocchi le catene di trasmissione».

Proprio quest’ultimo punto pare richiamare l’efficace macchina inglese. Tenuto conto che somiglia molto a quel sistema che, come dice Crisanti, «impedisca di far rientrare l’infezione in Italia una volta che abbiamo raggiunto questo livello e di far rientrare eventuale le varianti resistenti del vaccino. Non ci sono altri mezzi».

Potere fare tantissimi tamponi, attivare una robusta capacità di sequenziamento dei genomi virali permetterebbe di effettuare un contact tracing sui possibili nuovi casi post vaccino e eventualmente intercettare tempestivamente eventuali nuove varianti che potrebbero dare fastidio alle già avvenute immunizzazioni e isolarle qualora dovessero arrivare dall’estero. O almeno questo è quello che si può evincere dalle parole del professor Crisanti.