Covid: positivi calano, morti no. L’epidemiologo La Vecchia: “Numero casi inferiore a quello effettivo”

Covid: positivi calano, morti no. L'epidemiologo La Vecchia: “Numero casi inferiore a quello effettivo”

In un’intervista a Repubblica Carlo La Vecchia, professore ordinario di Epidemiologia all’Università di Milano, ha spiegato il suo punto di vista legato al numero di morti in Italia.

Oltre 90.000. È il numero dei morti da quando è esplosa la pandemia Covid in Italia. Un numero che fa paura e che oggi parla dell’equivalente di un’intera città strappato alla vita.

Nelle ultime settimane il bollettino del coronavirus ha fatto registrare qualche segnale di frenata, ma il dato che colpisce è che il numero delle vittime continua ad essere alto. Inevitabile chiedersi il perché e girare la questione alla scienza. Ad esprimere il suo punto di vista in un’intervista a Repubblica è stato Carlo La Vecchia, docente di Epidemiologia all’Università di Milano.

Positivi coronavirus in Italia, sarebbero molti di più rispetto a quelli che emergono

La domanda è chiara: perché le statistiche sulle vittime continuano a non scendere, a fronte di un calo dei casi di coronavirus censiti ogni giorno? «Anche perché li numero dei casi - ha evidenziato - che vediamo è inferiore a quello effettivo. La mia stima è che oggi in Italia ci siano il doppio dei positivi di quelli che intercettiamo, cioè circa il 2% degli abitanti, un milione di persone».

La criticità da cui deriva la tesi dallo scienziato è quella che, da tempo, viene ritenuta la caratteristica più subdola del Covid: la presenza di persone che possono diffondere il virus senza presentare sintomi o avendone pochi.

Morti Covid in Italia: vale il criterio dettato dall’Oms secondo il professor La Vecchia

Un’altra questione legata all’elaborazione e all’analisi dei dati sul Covid è stata la presunta differenza tra «morti con il coronavirus» o «morti per coronavirus». Una diatriba nata quasi per arrivare ad ottenere un effetto tranquillizzante rispetto alla possibilità che l’azione del virus potesse essere letale solo per coloro i quali fossero avanti con gli anni e/o presentassero comorbidità rilevanti.

In particolare era stata avanzata la possibilità che l’Italia presentasse un dato più alto di morti in relazione ad un conteggio regolato da parametri diversi. La Vecchia ha messo in rilievo il fatto che, a livello internazionale, il criterio seguito è quello dettato dall’Oms «Il Covid - ha specificato - ha la priorità rispetto ad altre malattie».

«Se - ha specificato - sul certificato di morte ci sono più cause, anche tre o quattro, tra le quali anche il Covid, il sistema automatico attribuisce il decesso a quella patologia».

Come lo stesso professore ha segnalato questo non è un sistema sbagliato. «È vero - ha specificato - che i morti hanno anche altre malattie ma sarebbero sopravvissuti mesi o anni senza il Covid. Forse un po’ di sovra certificazione c’è, ma è un fenomeno presente in tutti i Paesi».

Morti Covid in Italia: serve tempo perché il peggio passi

L’aspetto peggiore relativamente alla pandemia da Covid-19 è che ci si è quasi abituati all’idea che ogni giorno ci si debba confrontare con centinaia di morti che, senza il coronavirus, avrebbero potuto vivere ancora.

La brutta notizia che proviene da una fonte scientifica come il professor Carlo La Vecchia è che per vedere un po’ di luce in fondo al tunnel occorrerà aspettare. «I decessi - ha spiegato - sono sono circa il 3% dei nuovi positivi di due settimane prima. Con questi numeri di contagi ci vorrà quindi ancora molto tempo perché le morti scendano dalle 4-500 al giorno di adesso».

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