Covid, il punto di Franco Locatelli su mascherine e vaccino: «Nuovi lockdown? Altamente improbabile»

Il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico e presidente del Consiglio Superiore di Sanità

È un’analisi a trecentosessanta gradi quella che il professor Franco Locatelli ha fatto a La Stampa (edizione 24 maggio) della situazione Covid. Quella che si sta vivendo è una fase di netto di miglioramento. Lo dicono i numeri. Sia quelli che raccontano dei contagi quotidiani e delle ospedalizzazioni, ma anche e soprattutto delle vaccinazioni. Il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, nonché presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha confermato quelle che sono le sensazioni e le analisi anche di chi non ha una formazione medico-scientifica.

Covid, lockdown solo un ricordo?

Covid, a lungo, è stato sinonimo di lockdown. Quello duro del 2020, ma anche di zone rosse fino alla primavera del 2021. L’idea di dover presentare un’autocertificazione per motivare i propri spostamenti, considerata l’emergenza sanitaria, tutti sperano possa diventare presto solo un ricordo. Rispetto all’interrogativo se ci potrà essere mai più un lockdown, il professor Locatelli ha dichiarato: «Posso dire che è altamente improbabile. Tutte le decisioni sono state prese per non esporci al rischio di non dover richiudere».

Via le mascherine? Le prospettive secondo Locatelli

Il medico ha specificato come oggi ci siano da considerare quelli che sono i dati della vaccinazione, tenuto conto che il ruolino quotidiano parla di quasi mezzo milione di inoculazioni al giorno. Un ottimismo che proietta anche a desideri di libertà più spiccati. L’idea, ad esempio, di poter fare a meno della mascherina comincia ad essere una prospettiva su cui quantomeno ragionare.

«Credo - ha detto Locatelli - che potremo parlarne nella seconda metà di luglio, eliminando l’obbligo solo all’aperto, o anche al chiuso tra persone vaccinate o non soggette a fragilità». «Ma per ora - ha aggiunto - continuiamo a portare la mascherina, non credo che impatti in modo eccessivo sulla socialità o sul nostro stile di vita».

Immunità di gregge? L’obiettivo giusto è un altro

Nel momento in cui si aspettavano i vaccini, si parlava molto della possibilità che il superamento della pandemia potesse passare dal concetto di immunità di gregge. «Emancipiamoci - ha evidenziato Locatelli - dal concetto di immunità di gregge, già Anthony Fauci l’ha definito elusivo. Cambiamo prospettiva e ragioniamo su chi dobbiamo proteggere».

Leggendo tra le righe di quello che è stato il pensiero del coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico si è potuto notare come, ad oggi, il traguardo da centrare è evitare che il virus rappresenti una minaccia per le categorie più fragili o uno strumento che possa in qualche modo mettere in difficoltà il sistema sanitario.

«Una volta messi in sicurezza gli italiani con più di 50 anni - ha chiarito il professor Locatelli - avremo centrato un obiettivo fondamentale». E, al netto di qualche spiacevole eccezione nei range anagrafici al di sotto della soglia indicata, si può dire di come le categorie racchiuse dal concetto espresso dal medico siano essenzialmente quelle in cui il Covid ha generato il maggior tasso di ospedalizzati, ricoverati in terapia intensiva e morti. Con percentuali crescenti al crescere dell’età.