Covid e riaperture, Pregliasco: «Decisione potrà avere prezzo da pagare»

Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo, è stato ospite della trasmissione Rai Agorà

Le riaperture del 26 aprile per molti scienziati sono un rischio. Il Covid è ancora una minaccia significativa e la situazione epidemiologica è tutt’altro che tale da dormire sonni tranquilli. La pressione sul sistema sanitario è ancora considerevole, gli attualmente positivi e i contagi quotidiani raggiungono ogni giorno livelli lontani da quelli che stanno al di sotto del livello di guardia. Tuttavia c’è un altro rovescio della medaglia: un malessere sociale ed economico che è sempre più tangibile, soprattutto per alcuni settori.

Riaperture 26 aprile, rischio «ragionato»?

Il governo di Mario Draghi deve aver messo tutto sulla bilancia. A partire dal trend favorevole delle ultime settimane e dalla possibilità che l’avanzare della campagna vaccinale giochi un ruolo determinante. Non a caso lo stesso premier non ha nascosto che la decisione di riaprire molte attività all’aperto trovi spazio in una dimensione di «rischio ragionato».

Riaprire, ad esempio, in zona gialla le attività di ristorazione equivale, di fatto, ad aumentare le occasioni di convivialità in ambienti dove per consumare si dovrà restare senza mascherina seppur in tavoli all’aperto e con un numero di commensali fortemente limitato.

Toccherà, tuttavia, ai comportamenti individuali e ai protocolli esistenti far sì che questa prima fase di aperture corrisponde unicamente come uno step intermedio per una riapertura generale.

Covid, l’opinione di Fabrizio Pregliasco

Nel corso della trasmissione Rai Agorà il professor Fabrizio Pregliasco ha toccato proprio questi aspetti. «Non ha parlato di rischio calcolato, ma - ha evidenziato in relazione alle parole di Draghi - di rischio ragionato. Questo è l’elemento che sta alla base di questa decisione che sicuramente potrà avere un prezzo da pagare».

Il metodo più efficace per contrastare la diffusione del virus è incompatibile con gli aspetti socio-economici. «Dal punto di vista della sanità pubblica, dal punto di vista scientifico, il rischio - ha evidenziato il virologo dell’Università di Milano - dovrebbe tendere a zero. Dovrebbe comprendere in questo momento un lockdown stretto, strettissimo, prolungato, ma impossibile nella pratica e dell’oggettività».

L’allentamento delle restrizioni previsto a partire dal 26 aprile equivale ad alzare l’asticella sul piano dei rischi a livello epidemiologico. «Questo - ha proseguito Pregliasco - è un elemento che diciamo va oltre a ciò che era stato attuato fino ad ora: una modalità di colori che ha mitigato la velocità con cui la malattia si è diffusa. Non siamo riusciti a ottenere un azzeramento, una riduzione dell’incidenza sotto i livelli da permetterci un tracciamento e una chiusura. Però ha reso meno pesante l’impatto sul servizio sanitario nazionale e quindi in questo modo c’è stata una gestione per dare al meglio cure a chi si ammala».

«Io - ha ammesso - credo che un rischio c’è, oggettivo. Dipenderà da tante cose: in primis dalla velocità con cui la vaccinazione potrà progredire con tutte le nubi che ci sono attorno e una responsabilità di ognuno di noi».