Covid e riaperture 26 aprile, Crisanti: «Il rischio è giocarci l’estate»

Covid e riaperture 26 aprile, Crisanti: «Il rischio è giocarci l'estate»

Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova ha rilasciato un’intervista a La Stampa in cui ha espresso le sue perplessità sulle scelte del governo Draghi.

La situazione epidemiologica legata al Covid non dovrebbe suggerire riaperture come quelle in programma dal 26 aprile. Potrebbe essere questa la conclusione che si può trarre dall’opinione che il professor Andrea Crisanti ha espresso in un’intervista rilasciata a La Stampa (Edizione del 18 aprile 2021).

Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova non solo ha lasciato intendere di essere in disaccordo con la direzione intrapresa dal governo Draghi, ma ha anche espresso chiaramente i rischi legati ad una scelta di questo tipo.

Covid, Crisanti parla di «plateau altissimo»

Dal punto di vista economico l’Italia presenta diversi settori in ginocchio. Le manifestazioni di sofferenza di tante categorie sono frequenti e le riaperture potrebbero servire a lenire la sofferenza di chi da oltre un anno non può lavorare o può farlo solo a singhiozzo.

Secondo Crisanti, però, aprire ora potrebbe non essere la strada giusta anche per chi vuole tornare a lavorare. «Purtroppo l’Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica»

Oggi i numeri parlano di una rilevazione di contagi da Covid quotidiani stimabili in un range tra le 15 e le 20.000 unità. Un «plateau altissimo» secondo Andra Crisanti che non sarebbe un presupposto tale da poter programmare le riaperture. «La decisione - ha evidenziato - è stata presa e il governo se ne assumerà la responsabilità».

Riaperture 26 aprile, Crisanti vede un rischio poco calcolato

Secondo il professore un possibile strumento per migliorare la situazione sarebbe imprimere una decisa accelerata alla vaccinazione, ma ha manifestato riserve rispetto alla possibilità che, considerando tutti i fattori, si possa arrivare a superare 350.000 vaccinazioni quotidiane.

In relazione all’idea che la programmazione delle riaperture possa essere un rischio calcolato, Crisanti non nasconde i suoi dubbi. «Di calcolato - ha detto - vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate. Allora diciamolo chiaramente: la scommessa è riaprire ora per vedere se a giugno dobbiamo richiudere tutto».

Covid, Crisanti cita il modello di riaperture inglese

E c’è un passaggio dell’intervista de La Stampa a Crisanti in cui il professore espone il suo pensiero senza vincoli «Riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale».

Secondo Crisanti si sarebbe dovuto seguire il modello inglese, dove «timide riaperture» sarebbero avvenute con una percentuale di popolazione immunizzata pari al 65%.

E poi un chiarimento rispetto alla necessità di non abbassare la guardia in estate. «La vita all’aria aperta - ha chiarito Crisanti - può mitigare il contagio, ma non risolve il problema».

Crisanti, tra l’altro, ha citato anche l’esempio del Cile. Ha sottolineato come in quel territorio sudamericano, nonostante una percentuale di immunizzati stimabile nel 40% della popolazione, non si sia riusciti ad arginare l’epidemia.