Covid: cosa sta succedendo in Gran Bretagna? Il punto

Il numero dei contagi quotidiani viaggia verso 50.000 al giorno, ma la situazione va analizzata da diversi punti di vista

La situazione Covid in Gran Bretagna è monitorata a livello internazionale. Da ormai oltre una settimana il livello dei contagi quotidiani è misurato in decine di migliaia.

Sono stati oltre 40.000 al giorno per otto giorni consecutivi (49.139 nella giornata di mercoledì 20 ottobre). Per capire, però, quello che sta accadendo oltre Manica è necessario fare un po’ il punto della situazione, senza abbandonarsi a facili allarmismi o a sottovalutazioni della questione.

Norme di contenimento Covid non più presenti in Gran Bretagna

La prima questione da chiarire è che le restrizioni Covid in Gran Bretagna sono state da tempo abbandonate. Questo, per intendersi, significa che non c’è ad esempio obbligo di mascherina nel momento in cui si trova al chiuso e magari in un luogo affollato.

L’altro aspetto da mettere in chiaro è che, al momento, pur essendo particolarmente elevato il numero dei contagi Covid rilevati, il dato di fatto è che il livello delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva continua a restare al di sotto dei livelli di guardia, pur avendo avuto un incremento.

Sui grandi numeri avere tanti contagi è un rischio

Viene, però, segnalato che al momento il rischio è che dai quarantamila contagi degli ultimi giorni si possa passare a centomila. Il primo aspetto da segnalare è che i modelli sono cambiati e quantità così elevate, in ragione dell’azione del vaccino, hanno riscontri diversi in fatto di soggetti che sviluppano una malattia grave tale da richiedere il ricovero.

Numeri che dunque potrebbero anche non spaventare su una popolazione vaccinata e dunque protetta dalla copertura immunizzante. Ma su cifre così ampie resta ugualmente il rischio di andare a toccare categorie a rischio non vaccinate o che rientrano in quella piccolissima parte di persone che non hanno sviluppato una barriera adeguata.

Terze dosi vaccino Covid a rilento in Gran Bretagna

La Gran Bretagna, come si ricorderà, è stato il Paese che per primo ha viaggiato verso una percentuale significativa di vaccinati. Nell’attuale situazione potrebbe aver inciso, oltre all’abbandono di tutte le norme prudenziali, anche il fatto che siano passati diversi mesi dall’immunizzazione di molti cittadini e che oggi la somministrazione delle terze dosi per gli over 50 vaccinati da oltre sei mesi va a rilento.

Ulteriore indice del fatto che la pandemia, ad un certo punto, è diventato un elemento sottovalutato nella quotidianità.

"È importante sottolineare - scrive la Bbc - che la protezione contro le malattie gravi sembra rimanere alta sei mesi dopo la vaccinazione. Ma quando si guardano i numeri complessivi, stiamo vedendo molti meno ricoveri ospedalieri ora rispetto a quando i casi erano così alti e la maggior parte delle persone non era vaccinata".

Aspetto che segnala che il vaccino resta un presidio fondamentale nell’affrontare la pandemia.

Covid in Gran Bretagna, il punto del ministro della Salute

Il ministro della Salute Sajid Javid ha parlato chiaro in una una conferenza stampa a Downing Street: "Se non ci saranno abbastanza persone che riceveranno il richiamo, se le persone non indossano maschere quando dovrebbero davvero in un posto molto affollato con molte persone con cui normalmente non escono, se non si lavano le mani e cose del genere, ci colpirà tutti”. «E ovviamente - ha aggiunto - diventerebbe più probabile la necessità di più restrizioni».

L’ipotesi è che la Gran Bretagna, qualora dovesse raggiungere una cifra ricoveri quotidiana non più accettabile, possa tornare ad introdurre delle norme che quantomeno limitino i rischi da questa situazione.

Tra le ipotesi che vengono fatte c’è quello del ritorno all’uso delle mascherine, dello smart working in ogni situazione dove è possibile e l’introduzione di una forma di green pass per l’accesso a determinati ambiti della quotidianità.

In Gran Bretagna si registra, inoltre, l’azione della cosiddetta variante Delta plus (o A.Y.4.2), la cui diffusione è oggi stimata al 10% delle infezioni. Sarebbe il 10 o il 15% più contagiosa della Delta.