Covid, Vaia: «Dobbiamo far respirare la società, all’aperto contagio molto più difficile»

Covid, Vaia: «Dobbiamo far respirare la società, all'aperto contagio molto più difficile»

Il professor Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani, è stato ospite della trasmissione L’aria che tira, in onda su La 7.

La prima metà di aprile è quasi alle spalle. Il fatto che la bella stagione sia alle porte non è più solo un tema meteorologico, ma anche epidemiologico. Sì, perché cambiano le abitudini e questo può influenzare le decisioni in tema riaperture rispetto alla necessità di tenere sotto controllo la questione Covid.

L’aria che tira: parla Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani

Sono, in tal senso, significative le parole del professor Francesco Vaia. A parlare ai microfoni della trasmissione L’aria che tira di La7 è il direttore sanitario di una struttura d’eccellenza come lo Spallanzani di Roma.

«Il paradigma - ha dichiarato - di questa malattia Covid-19 è la fame d’aria, la dispnea. Non riuscire a respirare. Noi dobbiamo fare esattamente il contrario: dobbiamo far respirare la società».

Vaia invita ad immaginare grandi parchi dove poter fare attività sportiva, avere qualche proiezione cinematografica, leggere un libro e consumare qualcosa all’aperto. Uno scenario che ipotizza, dunque, persone libere di stare in spazi aperti.

Contagio all’aperto difficile secondo la scienza

«Abbiamo evidenze - ha chiarito - ormai scientifiche che all’aperto il contagio è molto più difficile. Ma noi vogliamo fare di più: siamo all’aperto, distanziati e se incontriamo una persona a distanza inferiore a due metri mettiamo anche la mascherina».

Puntualizzazione quest’ultima che chiarisce l’idea dello scienziato secondo cui l’essere all’aperto e il rispettare le norme note, come distanziamento e utilizzo dei dispositivi di protezione personale, può diventare la base per riconquistare sempre più la libertà, ad esempio, sfruttando gli spazi aperti come i parchi.

Secondo il professor Francesco Vaia, inoltre, bisogna individuare strade che possano nel tempo restituire parte della quotidianità alle persone affrontando il tema della «premialità». «Se io - ha evidenziato - mi sottopongo a vaccino, se io mi sottopongo a tampone e se faccio tanti sacrifici poi devo conquistare sempre di più spazi di socialità».

Il pensiero si riferisce a possibili soluzioni che possano premettere a chi si è vaccinato o sottoposto a tampone di recente di acquisire mobilità e facoltà che le norme contro il Covid gli hanno tolto. Non a caso il professore fa l’esempio di un Qr code che identifichi immunizzati o soggetti reduci da un controllo Covid recente per accedere allo stadio, spazio tra l’altro sempre aperto.

Quello di Vaia è quasi un invito a sfruttare questo periodo in cui la bella stagione consentirà di poter sfruttare quegli spazi all’aperto dove il contagio pare essere meno probabile secondo le ricerche scientifiche in merito.

Covid: occorre anche prepararsi all’aperto

Passata l’estate e anche dopo milioni di vaccinazioni, arriverà un nuovo periodo in cui si dovrà fare i conti con possibili colpi di coda del Covid. Tuttavia, è noto come avere gran parte della popolazione immunizzata dovrebbe permettere di tenere botta, evitare ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e morti.

Avere vaccini a sufficienza in questa fase è, in questo momento, la prima necessità. «Chi deve, faccia. I politici - ha dichiarato il professore - la smettano di dire: abbiamo un problema. La politica deve risolvere il problema. Oggi il problema è l’approvvigionamento, allora diamo sempre più dosi alle regioni».

«Approfittiamo - ha evidenziato Vaia - della bella stagione, non per restare inerti. Settembre, ottobre è dietro l’angolo. Ci sarà il problema della scuola, ci sarà il problema dei trasporti. Il nostro ragionamento è a trecentosessanta gradi».