Covid, Galli: «Picco entro Natale o subito dopo, c’è da contenere il fenomeno con l’arrivo di Omicron»

Il professor Massimo Galli,infettivologo, nel corso di Agorà ha fatto il punto della situazione Covid in Italia e non solo

Contagi da Covid oltre i 20.000 in Italia. Numeri che, grazie al vaccino, devono essere letti in maniera diversa. Un orizzonte che deve risultare chiaro, ma avendo consapevolezza che soprattutto nell’ottica del’arrivo della nuova variante Omicron non è possibile abbassare la guardia. Di questo ha parlato il professor Massimo Galli, intervenendo ai microfoni della trasmissione Rai, Agorà.

Situazione Covid in Itali: ipotesi picco entro Natale

La fase di crescita della curva, come si è imparato in questi due anni di pandemia, volge sempre verso un picco. Secondo Galli, in questo caso, c’è da attenderlo «entro Natale o subito dopo». «Questo - ha precisato - direbbero i numeri. Questo dicono i miei colleghi molto più bravi di me a fare proiezioni sulla realtà corrente».

«Questa cosa - ha sottolineato - non la possiamo evitare, temo. Per evitarla bisognerebbe avere vaccinato molto di più un mese fa. Adesso c’è da contenere il fenomeno, soprattutto prevedendo l’arrivo della variante Omicron».

Variante Delta ed Omicron, la stuazione

Per chiarire la situazione è bene precisare che:

  • al momento l’ondata di Covid in corso in Italia è dovuta alla variante Delta, i cui effetti sono fortemente limitati a livello del carico sulle strutture sanitarie dalla buona diffusione del vaccino
  • c’è il rischio che la variante Omicron possa diventare dominante e che le sue mutazioni possano dare qualche fastidio.

Terza dose contro la variante Omicron, strada da seguire

Al momento è emerso che il ciclo vaccinale primario (con doppia dose) assicura un buon livello di protezione, che cresce ulteriormente ricevendo la terza dose. Proprio correre con i richiami, in attesa di nuovi dati, pare essere la strada giusta. «Direi - ha confermato Galli - di sì, anche perché altro strumento non abbiamo».

Proroga stato d’emergenza, Galli: «L’emergenza c’è»

In Italia è stato prorogato lo stato d’emergenza. «Abbiamo la necessità - ha evidenziato l’infettivologo - di mantenere ancora una grande attenzione. Non sto parlando di chiusure drastiche, perché con tutti i vaccini che abbiamo già fatto, prendendo il bicchiere mezzo pieno, dovrebbero metterci notevoli garanzie, però è un dato di fatto che l’emergenza c’è».

Situazione Covid, il confronto con i dati dell’anno passato

I dati dei contagi, soprattutto nel confronto con quelli dell’anno passato, segnalano che grazie al vaccino la visione delle cose è evidentemente mutata. «Il 14 dicembre, ieri, avevamo - ha ricordato Galli - 20.677 nuovi casi diagnosticati su, però, 776.000 tamponi. Il 14 dicembre del 2020, il momento era abbastanza drammatico e avevamo sì 12.030 casi ma su 103.000 tamponi. C’erano 491 morti rispetto a 120 morti di adesso, che sono comunque un disastro inaccettabile, ma comunque tanto è». «La vaccinazione - ha evidenziato l’infettivologo - ha cambiato completamente gli orizzonti».

La necessità di affrontare il problema a livello globale

Il rischio, anche per il futuro, è che nuove varianti possano svilupparsi fino a dare fastidio ai vaccini. Omicron ne è un esempio. Galli ha sottolineato come si sia sviluppata in un’area geografica «dove - ha dichiarato - il tasso di vaccinazione è ancora vergognosamente basso». «Il vergognosamente - ha proseguito il medico - sottolinea una vergogna che non è delle popolazioni locali, ma è del mondo che non è stato capace di intervenire da questo punto di vista in maniera significativa».

Il pensiero è chiaro: fino a quando ci saranno zone dove il virus può circolare liberamente senza l’opposizione dei vaccini, c’è il rischio che diventino l’ambiente in cui possono svilupparsi ceppi del virus che possono regalare incertezza. Il Covid va, dunque, combattuto a livello globale.