Covid, Galli: «Ho la nausea dei discorsi sul coprifuoco»

Covid, Galli: «Ho la nausea dei discorsi sul coprifuoco»

Il professor Massimo Galli è intervenuto nel corso della trasmissione Agorà di Rai 3

La fine del mese di maggio potrebbe rappresentare la soglia giusta per fare un punto della situazione a livello epidemiologico nella partita contro il Covid.

Ne ha parlato il professor Massimo Galli, da ospite della trasmissione Agorà di Rai 3. «Io - ha ammesso il direttore delle Malattie Infettive del Sacco di Milano - spero di vedere gli effetti del vaccino, più che quelli delle riaperture».

Covid, Massimo Galli ha analizzato la situazione

I numeri del bollettino quotidiano segnalano un trend favorevole. Questo, però, non evita che ogni giorno si debba fare i conti con centinaia di morti. E si sa come questo sarà il dato che scenderà per ultimo.

«Se calasse - ha spiegato l’infettivologo - in maniera significativa, saremmo di fronte ad una realtà che vede l’ingresso, spero trionfale, dei vaccini nell’ambito del ridimensionamento effettivo dell’epidemia».

Il quadro generale oggi comincia a definirsi in un certo modo. «Una situazione - ha spiegato Galli - tendente al bello, ma statica e con episodi, più d’uno, che possono essere elemento di preoccupazione».

L’esempio a cui si guarda resta il Regno Unito. L’avanzata fase della campagna vaccinale oggi parla di una situazione oltre Manica dove i numeri hanno cessato di essere drammatici. La linea da seguire è chiara. «Abbiamo - ha spiegato Galli - da colmare un disavanzo rispetto alla situazione britannica di più di trenta milioni di dosi somministrate».

L’Italia pare aver cambiato marcia nelle somministrazioni quotidiane. «Comunque - ha evidenziato l’infettivologo - a mezzo milione al giorno mantenuti ci vogliono 60 giorni. Questo è il mio elemento di preoccupazione, non posso negarlo». E prosegue: «Mi auguro che le cose possano comunque prendere la piega giusta».

A cosa serve il coprifuoco? La spiegazione di Galli

C’è un altro tema che solleva dibattiti, anche a livello politico: il coprifuoco. C’è un’ipotesi che a partire dal 17 maggio e sulla base delle valutazioni della prossima settimana, si possa arrivare quantomeno ad un inizio posticipato. C’è chi, però, ne vorrebbe l’abolizione.

«Ho la nausea - ha detto il professor Galli - dei discorsi sul coprifuoco». Il medico ha, inoltre, spiegato quale è la reale funzione del divieto di circolazione notturna.

«Nell’arco della giornata - ha evidenziato - esistono quattro condizioni che implicano movimento e rimescolarsi della popolazione tutta: l’andare al lavoro o a scuola, lo stare a lavoro o a scuola, il tornare a casa, l’uscire la sera e avere relazioni e vedere gente. In tutte e quattro questo situazioni ci si mischia con gente diversa, con o senza precauzioni nelle diverse situazioni o secondo i comportamenti individuali».

«Finisci - ha detto Galli in relazione alle quattro fasi citate - per doverne sacrificare o ridimensionarne una». «Se si capisce - ha incalzato il professore - questa cosa si capisce perché si parla di limitazioni serali. In altre parole: disincentivo a muoversi la sera. Se non si capisce questa cosa andremo avanti a discutere all’infinito. Io francamente non sono né entusiasta, nè motivato nel continuare a farlo. Non dovrebbe essere difficile da capire».

Differenze tra esigenze epidemiologiche e socio-economiche

«Mi rendo conto - ha proseguito - che ci sono le esigenze di coloro che nel periodo serale hanno la loro attività principale dal punto di vista economico e non riescono a sopravvivere. Ma è un’altra questione». Dalle parole di Galli si evince come da una parte ci siano le ragioni scientifiche rispetto alla limitazione, dall’altra quelle socio-economiche.

«In chiave strettamente epidemiologica- ha evidenziato - queste sono le quattro realtà che vi ho descritto e la necessità di capire dove possiamo o dobbiamo o non vogliamo più limitare le possibilità di ulteriori contatti tra persone». Toccherà, dunque, alla politica scegliere quale direzione intraprendere.