Covid, Crisanti sul coprifuoco: «Ogni azione conta»

Il microbiologo dell’Università di Padova è intervenuto nel corso della trasmissione Agorà di Rai 3

Sono passate oltre due settimane dal decreto con cui il 26 aprile si dava, di fatto, il via alle riaperture graduali in Italia. Al momento i dati del Covid raccontano di una situazione epidemiologica che segnalano un calo quotidiano di ospedalizzati e ricoveri in terapia intensiva, oltre ad un numero di contagi quotidiani non paragonabili ai giorni peggiori.

Covid, Andrea Crisanti ospite di Agorà su Rai3

Tra coloro che avevano contestato la scelta di riaprire c’è stato il professor Andrea Crisanti. A suo avviso non era ancora il momento di prendersi dei rischi e lo aveva detto a chiare lettere in un’intervista pubblicata da La Stampa.

«Di questo passo - si leggeva in un suo virgolettato - non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una nuova ondata, ma assai realistico».

Era il 28 aprile e, giunti quasi a metà mese, nel corso della trasmissione Agorà di Rai 3 gli è stato chiesto se può confermare o meno quell’allarme. «È ancora - ha evidenziato - troppo presto. Questa è una corsa tra la vaccinazione ed il virus. Se si fosse aspettato un paio di settimane in più, la dinamica sarebbe stata più favorevole».

Il concetto che vuole chiarire Crisanti è che, ad oggi, si sta correndo un rischio che forse poteva essere limitato. «A mio avviso - ha aggiunto - si è aperto con due o tre settimane di anticipo. Noi dobbiamo guardare i dati di Israele e dell’Inghilterra. Ci dicono che con il vaccino se ne può uscire fuori. Perché far correre un rischio inutile a delle persone fragili?».

«Non è che - ha aggiunto il professore di Microbiologia dell’Università di Padova - si tratta di aspettare mesi. Si tratta di aspettare due o tre settimane e arrivare in una situazione di sicurezza».

Morti Covid in calo, per Crisanti non ci sono dubbi che il vaccino funzioni

Ad oggi i dati iniziano a dare segnali incoraggianti su ogni fronte, quello dei decessi è un parametro significativo. «Non c’è dubbio - ha chiarito Crisanti - che la dinamica dei decessi riflette l’effetto delle vaccinazioni. Facendo i paragoni e proiezioni su quello che è il numero possibile dei contagiati, siamo di fronte ad una diminuzione significativa della letalità. Questo sicuramente è da attribuire alla campagna di vaccinazione fatta nelle Rsa e negli anziani. Che il vaccino funzioni non ci sono dubbi, dobbiamo soltanto cercare di vaccinare più persone possibile e cercare di far correre meno rischi possibile alle persone».

Coprifuoco, la posizione del professor Crisanti

L’altra questione aperta e che riguarda una possibile modifica al decreto in vigore è il coprifuoco. Un tema su cui non manca la spinta di alcune forze politiche a limitarlo o addirittura ad abolirlo. Crisanti, però, chiarisce quella che può essere la sua utilità a livello epidemiologico.

«Io - ha evidenziato - capisco comunque in parte le difficoltà della comprensione del problema del coprifuoco. La trasmissione è esclusivamente un problema di probabilità. Più ci si incontra e più aumenta la probabilità di trasmissione. Ogni azione conta: indossare la mascherina, il distanziamento, evitare assembramenti. Conta anche diminuire la probabilità che ci si incontri in condizioni non protette. Stare di fronte a persone per ore senza mascherina sicuramente aumenta la probabilità. Il virus si trasmette alle otto di mattina, come alla dieci di sera, come alle undici, non c’è differenza. Quello che è cambia è che con il coprifuoco si dà un piccolo contributo al controllo dell’Rt. Ogni cosa conta».

Il ragionamento che ne viene fuori è che anche tutte le piccole limitazioni che esistono in questo momento contribuiscono ad un risultato finale. «Sommate insieme - ha chiarito il professore - ci aiutano ad uscire fuori da questa cosa il prima possibile».