Covid, Crisanti: «Trasmissione tra non vaccinati è al livello della varicella»

Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova è stato ospite della trasmissione Rai Cartabianca

Le persone vaccinate contro il Covid contagiano? Chi è vaccinato si infetta? Sono domande che possono nascere nei cittadini nei giorni in cui è stato istituito il Super Green Pass e si è avuta l’estensione dell’uso del Green Pass base. Per fare chiarezza, però, ci si può affidare alle opinioni scientifiche. Come quella del professor Andrea Crisanti, docente di Microbiologia dell’Università di Padova, che ha parlato ai microfoni di Cartabianca, trasmissione Rai.

Il primo punto da chiarire è che il vaccino rappresenta uno scudo efficace contro la patogenicità del virus. «Rimane fuor di dubbio - ha spiegato Crisanti - che i vaccinati hanno una protezione elevatissima contro le complicazioni gravi. La terza dose, sui dati di Israele, non c’è dubbio che ripristina la protezione al 95%». Il richiamo è un’ esigenza che nasce da un’altra evidenza. «Dal quarto mese in poi - ha spiegato il professore - la protezione contro l’infezione diminuisce».

Contagio tra vaccinati e tra non vaccinati, situazioni diverse

Più volte si è detto quanto distanziamento e mascherine abbiano una funzione significativa nel ridurre la trasmissione del virus. In un certo senso il vaccino ha la stessa funzione: la riduce. «Non si può - ha spiegato Crisanti - paragonare il livello di trasmissione tra persone non vaccinate e quelle vaccinate, anche se potenzialmente suscettibili. Sono due cose completamente diverse».

Quando si considera il livello di trasmissione bisogna considerare scenari diversi. «La trasmissione del virus - ha chiarito Crisanti - tra non vaccinati è al livello della varicella. Una persona infetta è in grado di infettarne nove. Una persona vaccinata, anche se si infetta, nove persone non le infetta mai. Anche perché starà di fronte ad altre persone che, se sono suscettibili, hanno un grado di suscettibilità inferiore».

Ipotizzando, dunque, un contesto in cui ci sono persone vaccinate la contagiosità del virus diminuisce sensibilmente per effetto dell’immunizzazione. «Non è paragonabile - ha confermato Crisanti - al livello di infettività che ha il virus tra persone non vaccinate. Siamo a indici che sono quattro-cinque volte inferiori.»

Vaccino aiuta su due livelli: contagi e protezione da malattia

Chiarito questo punto in cui si parla della possibilità di infezione inferiore, resta da affrontare l’altro. Per un vaccinato contrarre eventualmente l’infezione, risultare dunque positivi ad un tampone, significa andare incontro ad una patogenicità che molto probabilmente sarà inferiore.

Da tempo si dice, infatti, come le inoculazioni proteggono dallo sviluppo di una malattia grave. Questo riduce di conseguenza anche le possibilità di ricovero in ospedale.

Per valutarne l’efficacia basta osservare la differenza rispetto ad un anno fa nei numeri dei pazienti ricoverati nei reparti ordinari e nelle terapie intensive ricordando come dodici mesi fa ci fossero molte più restrizioni di oggi.

La protezione del vaccino sulla salute pubblica si articola dunque su due livelli: prima nella riduzione del contagio e successivamente nello scudo significativo verso lo sviluppo della malattia grave.