Covid, Crisanti: «Situazione globale sottovalutata, uscita dipende da due fattori»

Covid, Crisanti: «Situazione globale sottovalutata, uscita dipende da due fattori»

Il docente di Microbiologia dell’Università di Padova è stato ospite della trasmissione Agorà di Rai 3

Quando finirà il Covid? È una domanda a cui la scienza non ha ovviamente risposte certe. Tuttavia, si può andare ad acquisire qualche concetto da quelle che sono i pareri degli scienziati. Come, ad esempio, quello espresso dal professor Andrea Crisanti. Il docente di Microbiologia del’Università di Padova è stato ospite della trasmissione Rai Agorà fornendo alcuni spunti.

Covid, quale sarà il futuro prossimo?

Immaginare un momento in cui il problema Covid sarà alle spalle e iniziare a pensare che potrebbero volerci anni, non significa che i prossimi mesi autunnali saranno come i periodi più duri dell’ultimo anno e mezzo.

Auspicabilmente la campagna vaccinale dovrebbe rendere il virus un avversario fastidioso, ma lontano dall’essere quella macchina infernale in grado di generare ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e morte. Il vaccino si candida in maniera credibile a proteggere i più fragili e l’immunizzazione diffusa rappresenterà un freno considerevole alla diffusone del virus.

Covid, attenzione alla situazione nel mondo

Attenzione, però, perché pur potendo immaginare un futuro in cui il Covid non richiederà chiusure, zone rosse o lockdown, resta la necessità di prestare attenzione. Il grande rischio è che possano emergere varianti che possono in qualche modo dare filo da torcere al vaccino. Un’ipotesi che diventa un rischio in quei paesi dove il virus, per effetto di una vaccinazione generale più complicata, può correre maggiore libertà.

«La situazione globale - ha chiarito il professor Crisanti - è sottovalutata. E in modo particolare è sottovalutato il fatto che gran parte del mondo non ha a disposizione i vaccini. Paesi come l’India sono degli incubatori di varianti, da cui può sempre emergere qualcuna che può sfuggire al vaccino». E la variante indiana sta generando un po’ di apprensione in un Paese largamente vaccinato come il Regno Unito.

«La situazione inglese è emblematica. È di nuovo - ha chiarito il professore - uscita una variante che ha una capacità di trasmissione molto più elevata e che in qualche modo sta mettendo in crisi il programma di liberalizzazione dell’Inghilterra. I dati sono di fronte a tutti quanti noi. Settimana su settimana c’è un aumento dei casi del 40% circa e questo viene rilevato con circa 700-750.000 tamponi al giorno e con una capacità di tracciamento e di filtro alle frontiere che sicuramente noi non abbiamo».

Uscita dal Covid, per Crisanti dipende da due fattori

Contagi, ovviamente, non vuol dire ricovero o morte. Soprattutto dopo la seconda dose di vaccino le varianti emerse paiono poter avere effetti contenuti, con una diffusione del virus senza sintomatologia grave. Ciò non toglie che esiste un rischio ipotetico che possa emergere una mutazione meno clemente.

«La possibilità d’uscire definitivamente da questa situazione - ha chiarito Crisanti - dipende fondamentalmente da due fattori». ll primo è la durata della copertura post vaccino. «Un conto - ha evidenziato - è se la protezione indotta dalla vaccinazione dura 12-18 mesi, un conto è se dura otto mesi».

L’altro è il contenimento della questione mutazioni. «Ci sono - ha spiegato il medico - alcune varianti, tra cui la sudafricana e la brasiliana, che non lo bucano del tutto (il vaccino ndr), però la protezione si abbassa». La strategia sarebbe quella di attivare un sistema di monitoraggio basato su indagini scientifiche e test. E a quanto pare c’è da migliorare.

«L’Italia - ha rivelato Crisanti - fa un sequenziamento a campione delle varianti soltanto su alcune parti del virus. Stiamo sicuramente molto indietro rispetto a quello che viene fatto in altri paesi. Sequenziamo poche centinaia di varianti a settimana, l’Inghilterra credo a questo punto sequenzi quasi ogni singolo virus».

Crisanti ha parlato anche di tracciamento evidenziando come questo sarebbe il momento di aumentare i tamponi.