Autore: Pasquale De Marte

Coronavirus

Covid, Cartabellotta (Gimbe): «Con stop and go non arriveremo mai a situazione estate come scorso anno»

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sottolineato la necessità di qualche settimana di restrizioni per abbattere il contagio.

«La cosa più importante è che in questo momento noi dobbiamo pensare ad un piano vaccinale integrato con il piano di controllo della pandemia.»

A parlare è Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione Gimbe, ospite della trasmissione Omnibus di La 7. Dalle sue parole è emersa la tesi per la quale per avere un abbattimento dei contagi è necessaria qualche settimana di restrizioni.

Un passaggio che sarebbe necessario per arrivare ad una situazione in vista dell’estate che possa essere simile a quella avuta l’anno passato alla vigilia della bella stagione. Necessità acuita da quelli che sono i ritardi rispetto all’iniziale tabella di marcia sui vaccini.

Coronavirus, situazione di calma solo apparente

«Dalle nostre rilevazioni - ha detto Cartabellotta - in questo momento per esempio nelle regioni dove il virus sta circolando di più, ne cito due: Abruzzo e Umbria, il numero di persone che hanno completato il ciclo vaccinale, si è drasticamente abbassato nelle ultime due-tre settimane».

«Immaginare - ha aggiunto - un piano vaccinale che sia sganciato da un piano di controllo della pandemia è assolutamente irrealistico».

Da parte del medico è perciò arrivata la definizione di un quadro della situazione dove i numeri di contagi, ospedalizzazioni e pazienti in terapia intensiva sono ancora considerevoli. In sostanza il sistema a colori avrebbe permesso di tenere sotto controllo la situazione, evitando il sovraccarico delle strutture ospedaliere, non di azzerare i problemi. Anche perché ci sono evidenze numeriche che raccontano come le cifre siano in peggioramento.

«Se guardiamo - ha proseguito Cartabellotta - la curva nazionale a noi sembra nelle ultime quattro settimane che il numero dei nuovi casi è perfettamente costante, quindi è una sorta di calma piatta apparente. Però vediamo che ci sono 10, addirittura oggi sono 12, regioni che già hanno un’inversione di tendenza nella crescita dei casi. E ci sono numerose province nelle quali c’è un incremento percentuale oltre di il 5% che è una spia d’allarme importante e in molto di queste, come sappiamo, sono state già attivate delle micro zone rosse.»

Coronavirus e il paragone con l’estate 2020

«Se noi - ha evidenziato - vogliamo abbattere la curva qualche settimana di restrizione più rigorosa adesso ci permette di arrivare all’estate in maniera più tranquilla. Se noi, invece, lasciamo un sistema di stop and go è inevitabile che non riusciremo mai ad arrivare all’inizio dell’estate con una situazione simile a quella con cui siamo arrivati lo scorso anno.»

Il riferimento è ovviamente al fatto che l’anno scorso l’arrivo della stagione estiva fu anticipato da un lockdown molto duro che, durando diverse settimane, portò ad un concreto abbattimento del contagio.

Il presidente della Fondazione Gimbe ha sottolineato che, rispetto al futuro modus operandi, si dovrà operare in maniera integrata con la questione vaccini. Un tema che risente molto del fatto che, ad oggi, si debba fare i conti con una disponibilità di dosi che, per una serie di ragioni, è al di sotto di quella si immaginava potesse essere la quantità a disposizione.

Evidenza che, secondo alcuni scienziati, dovrebbe portare a immaginare una stretta anche determinata dall’impossibilità a far progredire la campagna vaccinale nei tempi che si erano pronosticati. «E allora - ha chiesto Cartabellotta - cosa facciamo? Facciamo espandere l’epidemia lasciandola fuori controllo? Questa è un po’ la logica dell’idea della stretta di qualche settimana per poter abbassare la curva sperando di riuscire a riprendere il tracciamento.»

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