Covid, Bassetti sul vaccino: «Giovani esempio per sessantenni con sindrome di Superman»

Covid, Bassetti sul vaccino: «Giovani esempio per sessantenni con sindrome di Superman»

L’infettivologo del San Martino di Genova è stato ospite della trasmissione Mattino 5

ll 3 giugno è la data in cui, in Italia, si apre la prenotazione per il vaccino anche ai giovani. Sarà una data significativa, tenuto conto che un futuro tranquillo passa per una percentuale di immunizzati che sia considerevole anche in quelle fasce anagrafiche che con il Covid rischiano meno: i giovani.

Prenotazione vaccino per i giovani aperta, la partita è importante

I primi riscontri per fortuna, danno l’idea di come nelle fasce anagrafiche più «verdi» ci sia tanta voglia di vaccinarsi. Un po’ come se da quelle inoculazioni passi la libertà, la voglia di riprendersi la vita e di non temere mai più il Covid come fonte di apprensione per il Paese. Ed, in effetti, anche dal punto di vista scientifico pare essere così.

Ha fatto notizia nel giorno della Festa della Repubblica il boom di presenze per l’Open Day di Bologna. Si sono presentati addirittura in 8000, benché le dosi somministrabili fossero meno e questo ha generato un caos che ha destato discussioni.

Covid, i buoni segnali raccolti dal mondo dei giovani

Dalla circostanza, però, secondo il professor Matteo Bassetti si può anche trarre un aspetto oggettivamente positivo. «Io - ha detto ai microfoni della trasmissione Mattino 5 - voglio vedere la parte bella. L’entusiasmo nei confronti del vaccino. Quegli stessi giovani che per un anno sono stati crocifissi come responsabili della ripresa dei contagi, come quelli che andando a scuola, non rispettando le misure, hanno portato il contagio alle persone meno giovani. Ebbene, questa è la risposta».

«Un po’ di disordine - ha proseguito l’infettivologo del San Martino di Genova - ovviamente sarebbe stato da evitare, però è bello vedere i giovani così entusiasti come ci fosse la presentazione di uno smartphone o come se fosse l’ultimo disco del loro beniamino».

Il timore è che, in qualche modo, sapendo di patire poco le conseguenze del Covid, i giovani possano non essere incentivati a vaccinarsi. Una scelta di questo tipo non gioverebbe alla salute collettiva, alla luce del fatto che il virus continuerebbe a circolare in fasce di popolazione particolarmente candidate a diffonderlo per la loro elevata mobilità e intensa vita sociale.

Covid, per Bassetti i giovani hanno capito

A giudicare, però, dalle immagini di Bologna c’è da ben sperare. «Questo - ha evidenziato Bassetti - vuol dire che i giovani hanno capito che la risposta al virus è il vaccino, forse devono servire da esempio a quei sessantenni che hanno la sindrome di Superman e non si vogliono vaccinare. Che guardino questi ragazzi e imparino».

Un’altra lettura della situazione potrebbe anche far pensare che la ressa di Bologna fosse determinata dal fatto che si inoculasse Johnson & Johnson. Il preparato che prevede una sola dose, permette di evitare l’impiccio del richiamo e sarebbe da subito un lasciapassare a lungo termine per eventuali attività subordinate al possesso del Green Pass.

«Io - ha detto Bassetti - sono convinto che anche se avessero aperto ad altri vaccini con le due dosi sarebbe stato probabilmente uguale. C’è proprio voglia da parte dei giovani, ma anche di altri, di una nuova normalità. Si sa che con il vaccino siamo più liberi: di viaggiare, di non ammalarci. Alla fine è un desiderio dopo un anno e tre mesi vissuti dentro questo tunnel buio, questa è la luce evidentemente. Probabilmente il vaccino con una sola dose è molto allettante, però io credo sarebbe stato lo stesso anche con altri».