Covid, Antonelli per Natale: «Eviterei feste e brindisi in piazza»

Il direttore del reparto di Terapia Intensiva del Gemelli di Roma ha parlato in un’intervista a Il Fatto Quotidiano

Non ci sono regioni in zona rossa, non c’è coprifuoco, le attività sono aperte e tra i confini nazionali non ci sono limitazioni di movimento. Ad un anno di distanza, a una settimana dal Natale non si può dire che la situazione Covid in Italia sia la stessa di un anno fa. Allo stesso modo, benché i numeri relativi a ricoveri ordinari e occupazione terapie intensive siano ancora sotto livelli drammatici, è chiaro che ci si appresta ad entrare in un periodo festivo dove non si potrà abbassare la guardia.

Chi viene ricoverato in terapia intensiva

“Non siamo ancora nell’incubo ma ci sono segnali di allerta”. Lo ha dichiarato in un’intervista del 18 dicembre a Il Fatto Quotidiano il professor Massimo Antonelli, direttore del reparto di Terapia Intensiva di Roma. Il suo punto di vista consente di avere un quadro chiaro di quali siano le dinamiche che stanno portando ad un aumento dei ricoverati, seppur con proporzioni diverse rispetto ai contagi di quanto non avvenisse prima del vaccino.

"Mediamente - ha spiegato - riscontro un 80% di non vaccinati e un venti di vaccinati con due dosi. Questi ultimi sono per lo più con la seconda dose somministrata da almeno cinque mesi, anziani e con polipatologie”.

Antonelli ha citato anche un unico caso di paziente con la terza dose, precisando come si trattasse di un “anziano molto malato di base”, il cui destino sarebbe stato il ricovero in terapia intensiva qualora avesse contratto una “brutta influenza” o “infezione virale”.

Antonelli ha ricordato quanto i vaccini si stiano rivelando fondamentali ricordando come però «non c’è mai stato nessun vaccino in grado di non far contagiare né ammalare al cento per cento». Una notazione a cui ha aggiunto il fatto che si stiano acquisendo conoscenze secondo cui “il decadimento delle difese del vaccino - ha dichiarato - ha un suo tempo in circa quattro, cinque mesi dalla seconda dose”.

Che feste di Natale dovranno essere ?

E, dunque, che feste saranno? Quali dovrebbero essere i comportamenti da utilizzare? In che modo ci si può difendere dalla variante Omicron? Domande che si incastrano in un contesto in cui è abbastanza chiaro che un ruolo cruciale l’avrà la somministrazione della terza dose. La buona notizia è che per lo meno situazioni come la zona rossa nazionale avuta nei giorni di Natale del 2020 non ci saranno.

“Quest’anno - ha evidenziato Antonelli - qualche familiare in più, qualche amico, potremo invitarlo. Ma certo ci vorrà ancora grande attenzione, non si dovrà stare tutti tappati in casa solo con gli affetti più stretti ma certo eviterei le feste e i brindisi in piazza”. E poi un ultimo auspicio: “Speriamo sia l’ultimo sforzo. Auguri a tutti”.