Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Covid-19, scoppiano le polemiche tra scienziati: professor Zangrillo «Il coronavirus non esiste più, qualcuno terrorizza il paese»

Alcuni esperti sostengono l’ipotesi che il Covid-19 si sia modificato in una forma meno aggressiva: si scatenano i dibatti tra gli scienziati.

Grazie al lockdown abbiamo visto molti cambiamenti positivi soprattutto dal punto di vista numerico: i dati epidemiologici riportati negli ultimi giorni stanno cominciando ad offrire buone speranze. Tuttavia non abbiamo ancora la certezza che il virus stia effettivamente scomparendo oppure è semplicemente un effetto dovuto al lockdown, al distanziamento e alle mascherine.

È ancora troppo presto per trarre delle conclusioni accertate: intanto tra gli scienziati e gli esperti scoppiano i dibattiti e le polemiche sull’ipotesi che la presenza del virus si stia dissolvendo. Alberto Zangrillo, in prima linea nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano e anche medico personale di Silvio Berlusconi, non esita ad esprimere la propria opinione: «Clinicamente il nuovo coronavirus non esiste più, qualcuno terrorizza il Paese. Non si può continuare a portare l’attenzione su un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di Comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici, non ai virologi veri». Subito si accende il dibattito, a partire dagli esperti Comitato tecnico scientifico. La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ritiene che, invece, bisogna ancora mantenere la dovuta cautela: «Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti».

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Coronavirus, controversie tra gli esperti sulla nuova ipotesi di virus meno «aggressivo»

Secondo quanto riportato nel quotidiano «La Repubblica», l’opinione di Zangrillo è stata estremizzata, in quanto in realtà è riferita all’ipotesi che la forma virale Sars-Cov-2 sia mutata in una forma meno aggressiva per cui teoricamente dovrebbe essere meno pericoloso in quanto genera un’infezione meno grave rispetto a quella che colpì nei primi mesi.

A sostegno di questa ipotesi è anche il virologo Massimo Clementi dell’università Vita Salute del San Raffaele. «Stiamo osservando pazienti con cariche virali nettamente inferiori rispetto alla prima metà di marzo e che, di conseguenza, contraggono una malattia in una forma meno grave. Abbiamo appena ultimato uno studio con la Emory University di Atlanta».

«Il virus potrebbe essere diverso, la potenza di fuoco di due mesi fa non è la stessa di oggi. Lo dico da medico sul campo, la presentazione clinica e il decorso sono più lievi». Lo afferma anche Matteo Bassetti, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. Dunque molti esperti sono del parere che il virus, nel corso dei mesi, si sia modificato in una forma più lieve. D’altro canto rimane l’opinione opposta di molti altri scienziati che polemizzano su questa ipotesi. «Con 400 casi al giorno che, ancora oggi, vengono segnalati, parlare di virus scomparso mi pare prematuro. Stiamo assistendo ad una riduzione dei contagi ma dire che il virus non c’è più temo non sia giustificato dalle evidenze scientifiche. La cautela non deve essere abbandonata, anche perché siamo ancora di fronte ad una malattia sconosciuta», dice Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova.

Anche secondo Massimo Galli direttore del reparto Malattie infettive del «Sacco» sarebbero delle conclusioni affrettate: poi fa riferimento anche ad un articolo pubblicato su «Nature», che riporta una ricerca su 300 casi e più di 100 sequenze del virus. In poche parole, le sue diverse manifestazioni potrebbero essere dovute a fattori individuali del paziente e non ad una mutazione del virus stesso. Ci sono stati anche tante altre controversie a riguardo, da parte di altri scienziati. Il timore degli esperti è proprio quello che si possa diffondere un messaggio sbagliato che potrebbe influire sui comportamenti collettivi, dando modo di non seguire più le misure precauzionali. In conclusione, non è tempo di cantar vittoria, bisogna ancora avere prudenza e mantenere la cautela dato che, sulla base di queste nuove ipotesi, a quanto pare, non c’è un’evidenza scientifica sicura al 100%.