Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Covid-19, possibile mutazione ad una forma meno aggressiva: ecco il parere degli esperti

Coronavirus, isolato campione di un ceppo meno aggressivo: la conferma arriva da un laboratorio di Brescia.

Molti studi sono stati condotti sul coronavirus e ad oggi si stanno conducendo alla sindrome respiratoria acuta grave, meglio riconosciuta come SARS-Cov-2. Nel 2019 è stato scoperto un nuovo ceppo appartenente al genere coronavirus, ed è stato classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il nome abbreviato di Covid-19. Un virus che ormai tutti conosciamo e che è stato causa di una pandemia a livello mondiale.

Le ricerche, provenienti da tutto il mondo, stanno contribuendo a conoscere meglio questo virus, anche per capire il suo funzionamento, adattamento e soprattutto come può essere sconfitto. A questo proposito anche i nostri ricercatori italiani stanno partecipando alle ricerche: uno studio fatto nei laboratori del professor Arnaldo Caruso, esperto virologo, direttore dei laboratori di microbiologia degli Spedali Civili di Brescia e presidente della società Italiana di virologia ha riportato delle interessanti novità che riguardano proprio la Sars-Cov-2.

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Il Sars-Cov-2 sta perdendo forza?

È stato isolato un campione di una variante del virus che è risultata meno potente. Forse, finalmente, avremo la prova scientifica che la Sars-Cov-2 sta perdendo forza. Una novità tutta italiana proveniente dalla città di Brescia. Gli studi condotti dall’esperto in virologia potrebbero, ben presto, essere confermate in una pubblicazione scientifica. «Osserviamo modificazioni genetiche dei virus che li rendono meno aggressivi. In Italia siamo i primi a trovare in laboratorio un ceppo di Sars-Cov-2 meno virulento su colture cellulari, ma non siamo arrivati ad approfondire la conoscenza di questa variante come hanno fatto i colleghi di Hong Kong. Loro hanno già dimostrato, anche in modelli animali, che è meno aggressivo. Non dimentichiamoci che il Sars-Cov-2 è un virus respiratorio perciò è naturale che si modifichi per essere meno aggressivo. Solo così può adattarsi meglio a chi lo ospita». Questo è quanto ha spiegato il professor Arnaldo Caruso in una pubblicazione riportata dal quotidiano «Corriere della Sera».

In poche parole, il virus ha la tendenza a replicarsi nelle cellule ma senza riportare «troppi danni», come hanno riferito alcuni esperti: infatti, l’obiettivo dell’agente patogeno non è quello di uccidere l’ospite bensì di adattarsi ad esso. Tuttavia nei primi mesi, tra febbraio e marzo, quando è scoppiata l’epidemia, il virus non ha avuto un buon approccio con il suo ’ospite’: infatti ha provocato moltissimi danni, tra decessi e malati gravi in terapia intensiva.

Secondo l’esperto virologo, il virus necessita di tempo ma quel che è certo è che gli esperti del laboratorio non si aspettavano una mutazione del virus in così poco tempo: o meglio, sapevano che, prima o poi, sarebbe avvenuta ma non adesso. La speranza è proprio quella dell’adattamento, ovvero l’ipotesi che il virus cominci un processo di mutazione per adattarsi all’ospite. Secondo gli studi condotti nei laboratori su campioni di un soggetto asintomatico, la carica virale era simile ai ceppi più aggressivi ma la capacità del virus di uccidere un organismo si era attenuata parecchio.

Il concetto è abbastanza semplice: se il virus si adatta al suo habitat, in questo caso alla cellula, si garantisce la sopravvivenza quindi non avrebbe senso provocare la morte del suo stesso ospite. Nell’ultimo periodo grazie alle restrizioni del lockdown, si sono attenuati i contagi ma ciò non significa che il virus sia scomparso o sia diventato meno aggressivo, anche perché con l’inizio della stagione autunnale potrebbe addirittura ripresentarsi. Sostanzialmente la speranza è che si diffonda la variante meno aggressiva, in questo caso andremmo incontro ad un tasso di mortalità molto più basso.