Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Covid-19, troppa «movida» in Lombardia, sindaco Sala: «Stop alla vendita di bevande dopo le 19»

Troppi affollamenti nei luoghi di ritrovo per i ragazzi, il sindaco di Milano: «Vieteremo la vendita di bevande d’asporto dopo le ore 19.»

La Regione Lombardia è stata il primo bersaglio nella contaminazione dell’epidemia. Inizialmente i numeri dei contagi e delle vittime preoccupavano tutta Italia, ora finalmente, negli ultimi giorni, stiamo assistendo ad un netto miglioramento sia nella curva di contagi che nel numero dei decessi. Proprio domenica, per la prima volta, sono stati registrati 0 decessi da Covid-19 e il numero delle persone infette sta cominciando a dare buone speranze.

Sostanzialmente si può dire che la Lombardia sta gradualmente guarendo ma a preoccupare adesso non sono tanto i numeri ma la «movida» creata dai ragazzi con aperitivi, assembramenti davanti ai locali, non rispettando nessuna distanza di sicurezza. È vero che nella Regione lombarda ci sono stati dei miglioramenti ma è anche vero che ancora è troppo presto per cantar vittoria, soprattutto in questo momento delicato come la Fase 2.

È necessario mostrare ancora tanta prudenza, e a questo proposito il sindaco di Milano, Beppe Sala, dopo essersi consultato con il prefetto Renato Saccone, ha deciso di vietare la vendita di drink e bevande d’asporto dopo le ore 19 ai fini di evitare la stessa situazione dello scorso weekend, quando molti dei giovani sono usciti per «festeggiare» gli «zero decessi», affollando i locali.

Una decisione presa proprio per evitare tutti quei comportamenti che negli ultimi giorni hanno fatto scattare le polemiche. «Ma che non metta in difficoltà nessuno, in particolare non vogliamo prendere misure troppo drastiche per i commercianti che già sono in sofferenza. E non mi va di avere atteggiamenti da sceriffo» dice il sindaco Sala.

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Coronavirus, contagi in Lombardia: numeri in calo ma è ancora troppo presto, parla l’epidemiologo

Anche se si sono registrati zero vittime e i contagi sono in calo questo non significa che la battaglia contro il Coronavirus sia stata vinta. Infatti ieri i numeri si sono aggiornati con 148 casi positivi e 34 decessi che si aggiungono ad una cifra totale di 15.874 morti da Covid-19. Anche il numero di pazienti ricoverati fanno sperare: 196 in terapia intensiva e 296 ricoverati non gravi.

Tutti numeri in calo. Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo della task force della Regione Lombardia, bisognerà attendere almeno un’altra settimana per capire se le riaperture del 4 maggio hanno influito su nuovi contagi. Da aggiungere che l’epidemiologo appoggia pienamente l’opinione del sindaco Sala e del prefetto Saccone riguardo il provvedimento preso per limitare l’affollamento dei ragazzi nei locali.

«Così come teniamo chiuse le scuole perché è difficile distanziare i ragazzi, così anche per la sera bisogna essere cauti. Non è una scelta moralistica ma un calcolo statistico: quella fascia d’età, quando si muove mette in circolazione una probabilità di contagio significativa. Non credo che un singolo weekend possa fare danni ma bisogna andarci piano con gli assembramenti. È difficile ma non c’è scelta» questo è quanto ha affermato Vittorio Demicheli in una dichiarazione riportata da «La Repubblica».

L’esperto si esprime anche in merito agli spostamenti interregionali previsti per il 3 giugno: «È una malattia che viaggia con le relazioni sociali, quindi io sarei molto prudente. Nei movimenti fra regioni, il pericolo è costituito non tanto dal tasso di contagio, ma dalle persone che vengono da regioni dove il numero di casi è ancora alto. Quindi la prudenza nel far viaggiare i lombardi, secondo me, serve. Quel numero, i 25 mila ancora positivi, deve ridursi ragionevolmente per autorizzare gite al mare e spostamenti fra regioni».