Cosa si può fare senza Green Pass dal 15 ottobre?

Si restringe il cerchio delle attività svolgibili senza essere in possesso della certificazione verde

Cosa si può fare senza green pass? È una domanda che torna attuale a partire dal 15 ottobre, giornata dalla quale la certificazione verde è un requisito per lavorare nel settore pubblico e privato. È, di fatto, l’estensione di un provvedimento che con una certa gradualità ha reso il possesso del pass una condizione per partecipare a diverse situazioni della quotidianità. Si è partiti dalle cerimonie, si è passato agli eventi, agli stadi, poi agli aerei e ai treni a lunga percorrenza.

Cosa si può fare senza green pass? La prospettiva cambiata

Questa evoluzione ha corrisposto anche al cambiamento della prospettiva sul quesito da porre. Si è in pratica passati da "per cosa serve il green pass?" a «cosa si può fare senza?»

Si è detto, ad esempio, che il green pass è necessario per treni, aerei e navi a lunga percorrenza. Non lo è per i mezzi pubblici come tram, bus di linea o per i traghetti che hanno funzione di trasporto pubblico di pendolari (ad esempio quelli che quotidianamente attraversano lo Stretto tra Messina e Reggio Calabria).

È necessario per consumare seduti al tavolo al bar o al ristorante al chiuso, non lo è per il consumo al bancone o per sedute all’aperto. Non è richiesto per accedere ad esercizi commerciali come:

  • farmacie,
  • negozi,
  • centri commerciali,
  • supermercati.

Chi non si può vaccinare per motivi di salute ha il green pass

Non è richiesto il green pass per svolgere attività sportiva all’aperto come ad esempio nel caso delle piscine o delle palestre non collocate all’interno di un ambiente chiuso. Il green pass non è, inoltre, richiesto per pernottare negli alberghi.

La certificazione verde non è richiesta a chi ha meno 12 anni, alla luce del fatto che al momento non è autorizzata la vaccinazione al di sotto di quella soglia anagrafica.

Esistono, inoltre, persone che per motivi di salute possono ottenere l’esenzione dalla vaccinazione in base a precise valutazioni mediche basate su linee guida note ai professionisti.

Essa, fin quando sarà valida, conferisce un’attestazione che può essere utilizzata come green pass. Consultare il proprio medico di famiglia è, però, la strada più opportuna per avere chiarimenti specifici su questo aspetto.

Quante persone sono ancora senza green pass? Una minoranza

I dati disponibili sul sito nella sezione «Report Vaccini Anti-Covid-19» segnala che oltre 46 milioni italiani hanno ricevuto almeno una dose. Questo significa che almeno l’85% della popolazione vaccinabile a cui è richiesto il green pass ne è in possesso o lo riceverà quindici giorni dopo la prima dose. Citando altri dati: quasi 44 milioni di italiani hanno completato il ciclo di immunizzazione e quasi 500.000 ha già avuto una dose aggiuntiva (la così detta terza dose).

A offrire questo quadro della situazione sono i dati forniti dal portale istituzionali e, come indicato, aggiornati alle ore 6.12 del 15 ottobre. I numeri raccontano come la maggioranza degli italiani ha la certificazione verde, ma resta una quota significativa che ne è sprovvista o per ottenerla di breve durata deve sottoporsi a tampone antigenico ogni 48 ore o molecolare ogni 72 ore (attenzione alla differenza).

Al di là delle sacche di resistenza che paiono continuare ad esserci, risulta chiaro come al momento i livelli di vaccinazione (spinti anche dalle politiche sul green pass) si stiano rivelando uno scudo efficace nel contenere gli effetti del Covid.