Autore: Luca D

Italia - Coronavirus

Coronavirus: tra il 20% e il 60% dei contagi potrebbe essere asintomatico

In Italia e nel mondo i numeri dei contagiati potrebbero essere fortemente sottostimati a causa degli asintomatici e di coloro che presentano sintomi lievi ma non sono sottoposti a tampone.

Gli scienziati italiani e di tutto il resto del mondo continuano a studiare il nuovo coronavirus ed ogni giorno si riescono ad ottenere delle nuove e importanti informazioni. Conoscere il nemico permette di affrontarlo meglio e eventualmente di riuscire a batterlo prima.

I problemi del virus che ha infettato quasi mezzo milione di persone in tutto il globo, o meglio, i tratti che lo rendono così difficile da gestire e limitare sono due: il primo è il tempo di incubazione, il virus può infettare una persona e rimanere silenzioso per un periodo che può andare dai 2 ai 14 giorni con una media di 6-7 giorni; il secondo è l’enorme numero di asintomatici che si rendono veicolo per la trasmissione del virus.

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Quanti sono davvero gli asintomatici? Molti di più del previsto

Proprio riguardo al numero degli asintomatici sono stati condotti diversi studi su diverse popolazioni che purtroppo hanno portato a risultati non concordi. Ci hanno provato diversi team di ricerca cinesi e poi due team italiani: uno veneto e l’altro lombardo. In tutti questi casi non si è riusciti ad ottenere una risposta certa ed univoca, ma le stime sono maggiori rispetto alle idee che si avevano inizialmente.

Per quello che sappiamo oggi è molto probabile che il numero degli asintomatici sia tra il 20% e il 60% del totale, ciò significa che il numero reale dei contagiati è di gran lunga superiore ai dati diffusi, sia a livello nazionale che globale. E’ probabile che la maggior parte degli asintomatici sia inferiore ai 30/35 anni, questi individui riescono a fronteggiare meglio il virus grazie all’efficienza del loro organismo e dal loro sistema immunitario.

Individuare gli asintomatici è molto difficile perché non avendo sintomi non vengono allarmati, quindi non vengono ricoverati né tantomeno sottoposti al tampone. Pur non rientrando nel quadro degli infetti, questi soggetti sono comunque in grado di diffondere il virus e contagiare altre persone. Sempre secondo studi pubblicati in questi giorni, l’infettività degli asintomatici sarebbe decisamente minore rispetto a quella delle persone sintomatiche.

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Fino a 500.000 contagi in Italia

Il numero degli asintomatici o delle persone con sintomi estremamente lievi, solo in Italia, potrebbe variare tra i 250.000 e i 500.000. La stima di 500.000 casi è realistica anche per il responsabile dell’epidemiologia nella task force coronavirus della Regione Puglia, Pier Luigi Lopalco, dell’Università di Siena. «È probabile - ha detto - che ci siano circa 500.000 casi positivi, ma passati inosservati perché con sintomi lievi o totalmente asintomatici»

I team di ricerca sottolineano inoltre che il numero degli infetti potrebbe essere maggiore a causa di tutti coloro che, pur presentando dei sintomi, non sono stati sottoposti al tampone. Molta gente, soprattutto nella prima fase dell’epidemia, quindi durante gennaio e febbraio, ha accusato dei lievi sintomi simili a quelli influenzali. Come tali sono stati trattati nonostante sia probabile che i sintomi fossero provocati dal coronavirus, di conseguenza non vengono conteggiati tra i malati da coronavirus.