Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Coronavirus e stagione estiva: il caldo attenuerà i contagi?

Ipotesi di una seconda fase dell’agente infettivo e opinioni sul tasso di contagi con la stagione calda

Nella stagione autunnale dell’anno 2019, in Cina cominciarono a registrarsi casi di polmonite che presentavano delle insolite anomalie. Il 31 dicembre le autorità sanitarie cinesi informarono l’Oms della presenza di una nuova forma di polmonite. Il 9 gennaio venne confermata la presenza di Covid-19, un nuovo tipo di virus appartenente al ceppo dei coronavirus.

L’Oms diffuse la notizia ma i viaggi e i trasferimenti non vennero bloccati nonostante l’imminente rischio di contagio. Solo il 31 gennaio, in Italia, venne dichiarato lo stato di emergenza. I primi casi di contagio si registrarono il 21 febbraio nel comune di Codogno in Lombardia per poi diffondersi in tutto il territorio.

Anche nelle altre regioni italiane cominciarono a registrarsi diversi contagi e così iniziò il Lockdown. L’emergenza coronavirus non solo ha messo a dura prova il sistema sanitario ma ha anche avuto un grosso impatto a livello economico. Le domande che possiamo porci sono tante: quando passerà l’epidemia? Il caldo della stagione estiva potrà fermarlo? E fra le tante terapie provate, quale risulta realmente efficace?

Emergenza Covid-19, ipotesi di una mutazione del virus

In un articolo pubblicato sul giornale «Il Corriere della Sera», alcuni esperti del campo hanno rilasciato alcune spiegazioni in merito. Secondo l’epidemiologo Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico, il coronavirus, come ogni altra forma di virus, è soggetto a mutazione dunque dovremo prima o poi aspettarci un’attenuazione.

Ma fino ad allora dobbiamo mantenerci cautelati e proteggerci. Lo scopo dell’agente infettivo non è uccidere l’ospite bensì adattarsi ad esso e vivere in modo diciamo più o meno pacifico. Il rallentamento dei contagi è dovuto grazie al lockdown dunque la percezione di un indebolimento è dato solamente dal fatto di aver un minor numero di persone infette. Sergio Abrignani, immunologo dell’Università di Milano spiega: «Non ci sono prove scientifiche sul fatto che il virus abbia perso vigore, i dati sul sequenziamento di decine di migliaia di coronavirus isolati in tutte le parti del mondo non indicano nessuna mutazione significativa attribuibile a minore infettività».

Per quanto riguarda il trattamento del Covid attraverso alcuni tipi di terapie, secondo Flora Peyvandi del Policlinico di universitario di Milano, nessuna terapia sarebbe efficace al 100% e non ci sono cure specifiche per questo tipo di virus. I trattamenti sono più che altro combinazioni di più farmaci.

Coronavirus e stagione estiva: l’opinione degli esperti

Secondo una pubblicazione della rivista Science, riportata dai ricercatori dell’università di Princeton, il caldo della stagione non influirà sulla capacità infettiva del virus. Le alte temperature e l’umidità non basteranno per impedire i contagi. Secondo i ricercatori statunitensi anche con il caldo dei paesi tropicali, dove le condizioni climatiche dovrebbero contrastarlo, l’aumento epidemiologico resta significativo.

Il fatto che si pensi che l’estate possa favorire il calo dei contagi risiede in molti fattori, a partire dalle abitudini dei cittadini nella stagione calda: in estate si preferiscono maggiormente posti all’aperto, le finestre vengono tenute aperte quindi le stanze vengono arieggiate di più. Rimane comunque il fattore più importante ovvero quello di seguire sempre e comunque le linee guida, le misure precauzionali e il distanziamento per cercare in ogni modo di contrastare l’epidemia.