Autore: B.A

Governo

Coronavirus: «le misure di sicurezza vanno revocate», lo scrivono alcuni medici al governo

«Revocare i provvedimenti prudenziali, mancano i presupposti di fatto», così un gruppo di medici ha scritto al governo Conte.

Tra paure, crisi, virologi ed epidemiologi, il coronavirus è l’argomento principale con cui gli italiani hanno a che fare da mesi ormai. La nostra vita è radicalmente cambiata per colpa della pandemia. Se dal punto di vista economico la situazione è grave, lo è anche dal punto di vista sanitario e dal punto di vista sociale.

Che la pandemia abbia cambiato radicalmente il nostro modus vivendi è evidente a tutti. In rete girano tante teorie, più o meno veritiere sul virus. Molti sono i complottisti che spingono a pensare che dietro la pandemia ci sia qualcosa di strano che i potenti non dicono. Ma di scientificamente provato non c’è nulla, con i fautori di queste teorie che vengono tacciati di essere complottisti.

Anche gli scienziati che ogni giorno fanno capolino in Tv non chiariscono affatto la situazione, perché hanno teorie e pensieri spesso contrastanti tra loro. Il coronavirus è una malattia pericolosa, mortale e bisogna stare attenti, questo il diktat che viene imposto alla popolazione dal governo, ma sulla base dei pareri degli scienziati, molti dei quali tra commissioni, comitati e task force, affiancano l’esecutivo nelle decisioni.

Fa notizia oggi quello che un gruppo di medici ha fatto. Sul sito Mediaset, “Tgcom24”, si parla di una lettera che un gruppo di medici, impegnati sul campo in prima persona in questi mesi di emergenza sanitaria, hanno scritto al premier Conte ed al governo. Una lettera che chiede all’esecutivo di revocare i provvedimenti di protezione messi in atto in queste settimane.

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La lettera dei medici al governo

Gli esperti hanno inviato una lettera in autotutela al governo, con la quale chiedono un passo indietro sulle misure anti contagio, perché secondo questi dottori, dalla loro esperienza sul campo, il coronavirus si è dimostrato «una forma influenzale non più grave di altri coronavirus».

«Il governo revochi i provvedimenti di contenimento emessi sulla base di uno stato di emergenza di cui oggi non sussistano dei presupposti di fatto che ne giustifichino l’applicazione», questo ciò che i medici chiedono al governo con la loro istanza. Nel documento vengono smontati i punti della narrativa allarmistica sul coronavirus e lo fanno, oltre che sulla base della loro esperienza sul campo, anche con prove documentali.

Secondo gli scriventi, il governo ha adottato misure di questo tipo, sulla base dei pareri di esperti la cui autorevolezza non è nota e soprattutto, in alcuni casi, con problematiche di conflitto di interesse. Nella missiva si punta il dito anche con l’obbligo all’utilizzo delle mascherine, che secondo i medici autori della istanza se indossate per ore fa male, tra i rischi l’ipercapnia e sovrainfezioni da microorganismi.

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Le critiche all’operato del governo

L’istanza è stata prodotta da un gruppo di dottori, tra cui Pasquale Mario Bacco, Antonietta Gatti, Mariano Amici, Carmela Rescigno, Fabio Milani, Maria Grazia Dondini. Come si legge sul sito Mediaset, secondo loro, “nonostante un quadro sanitario nettamente positivo, persista un numero impressionante di obblighi e divieti che non trova alcuna legittimazione scientifica e tantomeno giuridica”.

Ciò che i medici contestano è pure il bollettino quotidiano della protezione civile, quello che nella lettera definiscono «bollettino di guerra». I dati, secondo i medici, andrebbero approfonditi se no si rischia solo un allarmismo infondato sotto il profilo clinico ed epidemiologico. I medici parlano dei dati sui decessi, che secondo loro continua ad essere superficiale. Si nota infatti che il trend dei decessi riguarda sempre gli ottantenni come età media, e soprattutto, con svariate patologie pregresse. Occorre mettere un punto al diramare con cadenza giornaliera, queste allarmanti notizie.

Secondo il gruppo di dottori, è necessario chiarire che «il Covid-19 ha dimostrato di essere una forma influenzale non più grave degli altri coronavirus stagionali. Le cifre ufficiali dei deceduti, dei contagiati e dei guariti contraddicono la definizione stessa di pandemia. Occorre dare informazioni corrette e fornire criteri di comprensione dei dati reali, evitando che i media diffondano notizie allarmanti, a nostro parere assolutamente ingiustificate. La banalizzazione statistica dei decessi è la sintesi di una comunicazione istituzionale che ha impedito, per tutta l’emergenza e ancora oggi, di avere una chiara sintesi della situazione, portando a un circolo vizioso in termini di provvedimenti sanitari e di impatto sociale».

Nella lettera si legge pure una polemica sul fatto che non sono stati presi in considerazione i rilievi dei medici che sono stati occupati in prima linea nell’emergenza. Secondo loro occorre chiarire i perché non si sia deciso di considerare i dati raccolti dai medici e dagli specialisti impegnati sul campo. I motivi per cui sia stata privilegiata «l’impostazione opinabile degli ’esperti’ anche laddove contraddetta da casi documentati; anche il ricorso all’uso dei ventilatori polmonari pare quantomeno controverso dato che si è trattato nella maggior parte dei casi di tromboembolie polmonari e non di polmoniti».

Infine, nella lettera si chiede perché sono state impedite le autopsie. «Per quale motivo si siano impediti gli esami autoptici, che si sono invece rivelati, quando effettuati, una fonte insostituibile di preziosissime informazioni e che hanno consentito di scoprire che la causa principale dei decessi non era la virulenza della patologia, ma una sua errata cura», questo il pensiero dei medici.