Autore: B.A

Coronavirus: la drammatica lettera post mortem di un nonno in una Rsa!

Lettera d’addio di un nonno ricoverato in una Rsa, una testimonianza postuma drammatica.

Oramai il termine Rsa è diventato di dominio comune in questa Italia drammaticamente interessata dalla pandemia del Covid-19. Residenze sanitarie assistenziali, questo il significato dell’acronimo Rsa. Si tratta di quelle case di riposo per anziani che così tanto fanno discutere, molte delle quali autentici focolai di contagio. E da una di esse arriva una testimonianza drammatica di un ospite di una di queste strutture, una testimonianza postuma purtroppo, perché l’autore, un anziano vedovo, è deceduto. E la lettera è stata data prima dell’ultimo respiro dell’anziano, ad una suora, che avrebbe dovuto consegnarla ai familiari dopo la morte dell’anziano. Una lettera che è costata divulgata ieri, su diversi quotidiani e che stasera è stata pubblicata integralmente sul Tg di LA7, diretto da Mentana. Una lettera che noi di Ultim’ora.news abbiamo deciso di pubblicare integralmente per evitare di fare perdere la drammaticità e le emozioni che trasmette.

La lettera dalla Prigione dorata

Ecco la lettera dell’anziano ai suoi familiari:

«Da questo letto senza cuore scelgo di scrivervi cari miei figli e nipoti. (L’ho consegnata di nascosto a Suor Chiara nella speranza che dopo la mia morte possiate leggerla). Comprendo di non avere più tanti giorni, dal mio respiro sento che mi resta solo questa esile mano a stringere una penna ricevuta per grazia da una giovane donna che ha la tua età Elisa mia cara
»(probabilmente una nipote, ndr).
«E’ l’unica persona che in questo ospizio mi ha regalato qualche sorriso ma da quando porta anche lei la mascherina riesco solo a intravedere un po’ di luce dai suoi occhi; uno sguardo diverso da quello delle altre assistenti che neanche ti salutano. Non volevo dirvelo per non recarvi dispiacere su dispiacere sapendo quanto avrete sofferto nel lasciarmi dentro questa bella prigione.
Sembra infatti che non manchi niente ma non è così…manca la cosa più importante, la vostra carezza, il sentirmi chiedere tante volte al giorno “come stai nonno?”, gli abbracci e i tanti baci, le urla della mamma che fate dannare e poi quel mio finto dolore per spostare l’attenzione e fare dimenticare tutto. In questi mesi mi è mancato l’odore della mia casa, il vostro profumo, i sorrisi, raccontarvi le mie storie e persino le tante discussioni. Questo è vivere, è stare in famiglia, con le persone che si amano e sentirsi voluti bene e voi me ne avete voluto così tanto non facendomi sentire solo dopo la morte di quella donna con la quale ho vissuto per 60 anni insieme, sempre insieme.
Non potevo mai immaginare di finire in un luogo del genere. Apparentemente tutto pulito e in ordine, ci sono anche alcune persone educate ma poi di fatto noi siamo solo dei numeri, per me è stato come entrare già in una cella frigorifera. In questi mesi mi sono anche chiesto più volte: ma quelli perché hanno scelto questo lavoro se poi sono sempre nervosi, scorbutici, cattivi? Una volta quell’uomo delle pulizie mi disse all’orecchio: «Sai perché quella quando parla ti urla? Perché racconta sempre di quanto era violento suo padre, una così con quali occhi può guardare un uomo?». Che Dio abbia pietà di lei. Ma allora perché fa questo lavoro?
Vorrei che sappiate tutti che per me non dovrebbero esistere le case di riposo, le rsa, le prigioni dorate e quindi, si, ora che sto morendo lo posso dire: mi sono pentito. Se potessi tornare indietro supplicherei mia figlia di farmi restare con voi fino all’ultimo respiro...l’altro giorno l’infermiera mi ha già preannunciato che se peggioro forse mi intuberanno o forse no...Sai Michelina, la barba me la tagliavano solo quando sapevano che stavate arrivando e così il cambio. Ma non fate nulla vi prego…non cerco la giustizia terrena, spesso anche questa è stata così deludente e infelice. Fate sapere però ai miei nipoti (e ai tanti figli e nipoti) che prima del coronavirus c’è un’altra cosa ancora più grave che uccide: l’assenza del più minimo rispetto per l’altro, l’incoscienza più totale. E noi, i vecchi, chiamati con un numeretto, quando non ci saremo più, continueremo da lassù a bussare dal cielo a quelle coscienze che ci hanno gravemente offeso affinchè si risveglino, cambino rotta, prima che venga fatto a loro ciò che è stato fatto a noi».

La sciagura degli anziani

Una lettera che non so può commentare, perché ogni parola potrebbe sembrare retorica. Va lasciata così come l’ha scritta il nonno, con tutte le sue emozioni che nessuno di noi capirà mai forse. Gli anziani hanno pagato il prezzo più alto del coronavirus, perché la stragrande maggioranza dei deceduti sono proprio gli anziani. E ancora negli occhi di tutti ci sono questi anziani defunti senza parenti e cari vicini, senza amici e senza affetto. Ma oltre alla morte o al Covid-19, anche l’indifferenza delle persone è una cosa che gli anziani hanno subito. E la testimonianza di questo signore, che pare avesse 85 anni e fisse un ex avvocato, ne è la dimostrazione.