Autore: Elisa Cardelli Ceroni

Coronavirus

Coronavirus: il Cts chiede proroga dello stato d’emergenza fino al 31 luglio

Il Cts ha consigliato al Governo di prolungare lo stato d’emergenza di altri sei mesi facendolo arrivare fino al 31 luglio.

Il Comitato tecnico scientifico, in vista del nuovo Dpcm che dovrà essere promulgato nel corso dei prossimi giorni, ha suggerito al Governo di prorogare lo stato d’emergenza fino al 31 luglio. La richiesta del Cts deriva dalla necessità di gestire la situazione impiegando strumenti emergenziali fino a quando il vaccino anti-Covid non avrà coperto una buona parte della popolazione nazionale.

Stato di emergenza fino al 31 luglio: il consiglio del Cts

Il Cts ha richiesto al governo di prorogare lo stato d’emergenza nazionale per altri sei mesi. Tra i motivi che hanno portato tale suggerimento c’è l’impatto ancora importante che la curva della pandemia ha sul numero di posti letto occupati in terapia intensiva e in area medica.

In base ai dati del monitoraggio più recente si nota infatti che 13 fra regioni e province autonome hanno superato la soglia critica. Inoltre, il Comitato tecnico scientifico ha tenuto conto della campagna vaccinale che a breve dovrebbe arrivare ad essere a pieno ritmo e che quindi non può essere inficiata da un aumento esponenziale dei contagi.

Non meno importante è poi il rischio di sovrapposizione tra l’influenza stagionale e il Coronavirus che potrebbe provocare un eccessivo lavoro per la sanità italiana. Esiste poi una situazione molto preoccupante a livello internazionale, basti pensare alla tragica situazione che stanno vivendo Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania.

Mondiali di sci a Cortina a porte chiuse

Durante la riunione è emersa anche la conferma di quanto già affermato nel precedente incontro del 7 gennaio: i Mondiali di scii, in programma a Cortina d’Ampezzo dall’8 al 21 febbraio, dovranno essere svolti a porte chiuse e quindi senza la presenza di pubblico. Tra le raccomandazioni del Comitato per i Mondiali c’è quella di fare in modo che gli atleti restino in Italia il meno possibile allo scopo di evitare pericolosi assembramenti.

Riapertura degli impianti sciistici

In attesa del prossimo Dpcm, fa molto discutere anche l’eventuale riapertura degli impianti sciistici che, per ora, è prevista per il 18 gennaio. Il Comitato tecnico scientifico ha espresso una grande preoccupazione in merito e ha sottolineato che molte delle regioni che ospitano gli impianti sono proprio quelle dove il virus sta colpendo in maniera molto dura come la Lombardia, il Veneto e la provincia autonoma di Bolzano.

L’ipotesi di una riapertura ritardata degli impianti sciistici è stata commentata da alcuni rappresentanti delle Regioni dell’arco alpino «Prendiamo atto dell’ipotesi annunciata dal governo di un nuovo rinvio dell’apertura degli impianti di risalita e del conseguente incremento della crisi di tutto il comparto turistico invernale della montagna, e chiediamo al governo di assumere un impegno serio nei confronti di questo settore, garantendo ristori certi, immediati e proporzionati alle perdite subite».

Dal Cts è invece arrivata una leggera apertura per gli sport individuali. Il comitato suggerisce infatti di valutare lo stato pandemico a livello locale tenendo in consederazione che in alcune occasioni praticare sport a livello individuale può essere inteso come una vera e propria attività terapeutica.