Autore: B.A

Crisi economica - Coronavirus

Coronavirus: file davanti al banco dei pegni e presto riaprono i compro oro, ecco i nuovi poveri

Situazioni drammatiche oltre ogni immaginazione per via del coronavirus, con cittadini insospettabili che fanno la fila ad impegnare i ricordi di famiglia

L’emergenza economica causata del Coronavirus ha creato migliaia di nuovi poveri. Ogni giorno si sentono le storie di persone che non riescono a fare la spesa perché hanno finito i soldi. Piccoli imprenditori, commercianti, artigiani e negozianti che implorano il governo di farli riaprire o di dare loro liquidità per andare avanti. La situazione, a due mesi di distanza dal lockdown è già drammatica.

E la situazione rischia di diventare ancora più grave se si pensa che le chiusure di molte attività saranno ancora lunghe. Infatti stando alle ultime notizie, alcuni negozi e attività, potrebbero aprire il 18 maggio, ma altre, addirittura il primo giugno, anche se c’è chi sospetta che essendo un festivo il 2 giugno, nella migliore delle ipotesi se ne riparlerà il giorno successivo, mercoledì 3 giugno. Inoltre, i soldi che il governo ha promesso a molti lavoratori, non sono stati ancora arrivati, così come risulta complicato arrivare a chiedere prestiti alle banche, nonostante la garanzia statale del decreto liquidità.

Molti lavoratori autonomi aspettano ancora il bonus da 600 euro di marzo, molti lavoratori dipendenti aspettano ancora la cassa integrazione, e i buoni pasto che molti comuni hanno erogato ai loro concittadini, sono finiti. E così si arriva a scene di altri tempi, scene da periodi di guerra. Dopo le file davanti ai supermercati, adesso si vedono file davanti al banco dei pegni.

Ieri sera durante la consueta trasmissione domenicale “Non è l’Arena”, condotta da Massimo Giletti su La7, un servizio ha messo in luce questa drammatica situazione, con gente che impegna la fede nuziale per poter andare avanti. E presto riapriranno i compro oro, i negozi dove si possono andare a cambiare i gioielli di famiglia in cambio di danaro. La ricerca della felicità oggi per molte famiglie è la ricerca di liquidità.

Le testimonianze dei cittadini

Nel servizio televisivo le telecamere hanno ripreso la fila dinnanzi ad un banco dei pegni di Napoli, ma storie di questo tipo sono diffuse in tutto lo stivale. E le testimonianze delle persone intervistate sono drammatiche. Oltre 30 persone in fila, con l’addetto del banco dei pegni che chiedeva di non produrre assembramenti. Persone che erano in coda da diverse ore prima dell’apertura del banco dei pegni e che avevano annotato l’ordine di arrivo per evitare facili litigi.

Addetti del banco dei pegni che sottolineano come ci siano anche persone che avevano prenotato telefonicamente e che avevano la priorità come ordine di ingresso. Scene drammatiche tipiche del dopoguerra. Davanti al banco dei pegni, non solo poveri e disagiati di lunga data, ma anche liberi professionisti alla ricerca di liquidità, quella liquidità che le promesse dello Stato ancora non riescono a fornire. Il banco dei pegni è una soluzione veloce perché in 15 minuti si ha un prestito impegnando di tutto, soprattutto ori e gioielli.

La formula è varia, perché si può optare per una polizza per tre, sei o nove mesi, con un TAN del 7% su base annua. Nessuno chiede che lavoro si fa, se si hanno debiti, quale situazione si vive o se si è insolventi. Nel servizio per esempio, in fila c’era una signora di 86 anni, arrivata alle 6 del mattino (con il banco che apre alle 9). “Sono una donna sola, non ho figli e impegno qualcosa per andare a fare la spesa”, queste le parole della signora, pensionati al minimo.

Ma ci sono altri esempi, uomini e donne, tutti con la mascherina, c’è chi ha perso il lavoro per il coronavirus, chi già prima della crisi non arrivava alla fine del mese e ci sono commerciati a cui serve liquidità anche per pagare le tasse, le bollette o per acquistare le cose che serviranno quando il governo deciderà di farli riaprire. E c’è anche chi è in coda per rinnovare il prestito, perché non riesce ancora a rientrare e vuole evitare che i ricordi di una vita, impegnati precedentemente, finiscano all’asta.

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Banco dei pegni, clienti in aumento

In tutta Italia la situazione è drammatica, tanto è vero che si parla di un aumento del 30% dei clienti di queste strutture. Per esempio, Rainer Steger, codirettore generale di Affide, la più grande società di Credito su Pegno in Italia, sottolinea come davanti al Monte di pietà di Roma, ci sia la coda già dalle prime ore della mattina. E ci sono testimonianze davvero assurde e drammatiche che arrivano da più parti. Per esempio, una donna di Torino, di 78 anni ha spiegato il suo dramma che l’ha spinta a recarsi al banco dei pegni.

Come si legge dal sito dell’emittente televisiva La7: “Non è vero che il funerale lo paga lo Stato. Mio marito è da un mese che aspetta nel deposito. È morto il 23 marzo, è stato cremato, ma adesso mi chiedono 400 euro. Aspetterà un altro mese la sepoltura e intanto sono costretta a pignorare i ricordi di una vita insieme». E poi in lacrime accusa lo Stato di non aver salvaguardato la salute del congiunto: Me l’hanno ucciso: andava in ospedale a fare la dialisi, ma stava bene: è lì che ha preso sto virus, l’ultima volta è entrato e dopo otto giorni non c’era più”.

E presto potrebbero riaprire anche i negozi “Compro Oro”, chiusi per la pandemia, ma tra i primi a riaprire visto che per questioni di privacy, essi lavorano sempre con un cliente per volta. E li anziché dare in pegno i gioielli di famiglia, si potranno direttamente vendere, dicendo addio a ricordi e oggetti di affetto. E c’è da scommetterci che anche in questi negozi, le file saranno lunghe e dolorose.