Autore: Luigi Crescentini

Coronavirus

Coronavirus fase 2, è scontro tra Regioni del Sud e Governo

Le Regioni meridionali si ribellano al massiccio rientro di persone atteso dal prossimo 4 maggio secondo il nuovo Dpcm ma cresce la preoccupazione per il turismo.

Tutti i presidenti delle Regioni meridionali, senza alcuna distinzione di orientamento politico, alzano gli steccati per limitare il ritorno a casa in massa di lavoratori stand-by e studenti fuori sede, permesso dall’ultimo decreto in vigore dal 4 maggio. Il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca ha parlato con il ministro dell’interno, Luciana Lamorgese: «Dal 4 maggio, ci saranno degli arrivi di massa verso il Sud. Ho espresso molta preoccupazione al riguardo. Il massiccio ritorno verso le regioni meridionali potrebbe determinare un espansione del contagio». Solo lunedì prossimo è previsto il rientro in Campania di 1.500 persone.

Coronavirus fase 2, il Sud in rivolta

«Ho chiesto al ministro che gli spostamenti in altre regioni devono essere motivati per lavoro o per la salute o comunque dovranno essere autocertificati». Questo quanto detto dal capo della giunta Campania. Il governatore, in ogni caso, ha disposto l’obbligo per chiunque giungerà nella regione di comunicarlo all’Asp che provvederà ad effettuare dei controlli nei successivi 15 giorni. Anche il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, vuole limitare l’accesso sul territorio e ha chiesto al ministro dei Trasporti di mantenere inalterate le norme che riguardano gli arrivi nell’isola.

L’alternativa per chi, comunque, riuscirà ad entrare nella regione siciliana, sarà la quarantena per un certo periodo di tempo. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano ha già firmato un’ordinanza che sarà in vigore proprio da lunedì 4 maggio. Jole Santelli, firmerà un provvedimento simile per la Calabria. Marco Marsilio, presidente della regione Abruzzo, vorrebbe invece spingersi oltre: «È meglio esercitare una maggiore prudenza e mettere un divieto per gli spostamenti extra-regionali per almeno altri 15 giorni, anche per chi torna al proprio domicilio: vedremo se potremo farlo in autonomia.», questo è quanto ha affermato.

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Fase 2 coronavirus, il timore per un aumento dei contagi al Sud

Una questione abbastanza delicata quella del desiderio legittimo di migliaia di italiani di ritornare nella propria casa, questione che si scontra con le ordinanze dei governatori che vogliono tutelare la salute nelle regioni meno colpite dalla pandemia. E d’altro canto ci sono anche altre questioni difficili da risolvere: «Fino a quando potranno tenere i confini chiusi le regione che sono importanti per il settore del turismo?».

A questo proposito, il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas ha già proposto una soluzione: «Un passaporto sanitario» ovvero un certificato che attesterà il risultato negativo di un tampone fatto negli ultimi sette giorni per tutti quelli che arriveranno in nave o in aereo nell’isola.
In Sicilia, la stagione estiva potrebbe essere compromessa: «Stiamo elaborando un protocollo con gli operatori turistici affinché possiamo gestire in sicurezza almeno i flussi interni nel territorio» dice l’assessore alla Salute, Ruggero Razza.

Al contempo chi è a capo delle Regioni meridionali dovrebbe chiedere al governo di anticipare le riaperture dove il contagio è stato più limitato. Marsilio ha ripreso il dibattito anche in videoconferenza: «Non vedo la motivazione per il quale parrucchieri e barbieri per esempio devono attendere l’1 giugno. Rimango del parere di allargare le riaperture al 18 maggio a tutti coloro che sono a regola con i protocolli di sicurezza».
In discussione anche l’anticipo di alcune regioni della riapertura dei servizi di ristorazione e non solo quelli d’asporto. Su questa linea, la presidente della regione Calabria, Jole Santelli ha già disposto il ritorno alle attività di bar, ristoranti e agriturismi con tavoli all’aperto.