Autore: B.A

Coronavirus

Coronavirus, ecco come si dovrebbero leggere i dati quotidiani secondo gli esperti

Deceduti, guariti, nuovi contagiati e tutti i numeri dei bollettini quotidiani e come leggerli secondo gli esperti

Ormai è un appuntamento fisso per milioni di italiani, quello del bollettino quotidiano sul coronavirus che ogni sera alla 18 circa arriva dalla conferenza della Protezione Civile. La figura di Borrelli sta diventando sempre più familiare a milioni di famiglie che chiuse in casa, ogni sera alla 18 ascoltano i nuovi numeri sull’epidemia da Covid-19. Numeri che c’è da giurarci, generano ansia e preoccupazione.

Segnalazioni di nostri lettori hanno sottolineato come il calo dei contagi quotidiani che per 4 giorni era apparso nei bollettini, era accolto con “gioia” da milioni di famiglie. Un fatto che la dice tutta sulla drammatica situazione che si sta vivendo in Italia. Come si fa ad essere felici se viene detto che i nuovi positivi al coronavirus sono 3.400 circa? Evidentemente perché sul finire della scorsa settimana si era arrivati a sfiorare i 5.000 contagi al giorno, ed un calo aveva fatto tornare la speranza nelle famiglie. Speranza ieri disattesa, perché i contagiati nella sola giornata di ieri sono saliti. Ed ecco che da quella specie di felicità del giorno precedente, si ripiomba nella paura.

Ma quando finirà tutto questo? Quando si riuscirà a sconfiggere questa maledetta pandemia? Quando arriverà il picco di cui tanti parlano senza spiegare perché? Dubbi e ansie comuni a molti, a prescindere dalla residenza o dalla Regione di appartenenza. Ecco perché occorre dare una mano alle persone a superare l’inevitabile angoscia che li attanaglia quotidianamente. Ci ha pensato il sito di attualità “quotidiano.net” a cercare di tradurre i numeri dei bollettini quotidiani, a spiegare come leggerli in base ai pareri degli esperti. Ecco come bisogna interpretare i numeri e cosa bisogna capire di questi bollettini.

I contagiati sono molti di più dei casi accertati

I casi totali sono influenzati dai tamponi che si effettuano e naturalmente dai risultati che pervengono alla Protezione Civile che poi li da agli italiani con la conferenza stampa serale. Il numero dei casi totali è un termometro importante, perché sancisce se l’epidemia è ancora in fase di crescita. Come tutte le epidemie infatti, c’è inizialmente una curva crescente, che poi si addolcisce, fino ad arrivare al picco per poi iniziare la discesa fino alla completa fine dell’epidemia.

Molto importante è anche il numero dei pazienti ricoverati normali e di quelli in terapia intensiva, perché sono i numeri che sottolineano lo stress del sistema sanitario nazionale. E sono numeri questi a cui sono collegati anche i decessi quotidiani, perché meno persone sono in terapia intensiva, meno decessi dovrebbero esserci. Inoltre va sottolineato che i contagiati dovrebbero essere molti di più di quelli accertati, questo è fisiologico perché non tutti i pazienti vengono sottoposti a tampone. Secondo gli esperti, i contagiati potrebbero essere fino a 10 volte di più di quelli di cui ogni giorno si parla.

I numeri di ieri

Ieri i tamponi fatti in Italia erano stati 36.615, portando il numero totale a 361.060. Il numero, come sottolinea il sito «quotidiano.net», comprende anche i test fatti più volte sulla stessa persona e sulle persone guarite. Solo in Lombardia per esempio, ieri ne sono stati effettuati 6.047. con il totale che sale a 87.713. Molti tamponi ieri, il che spiega il dato che in Lombardia sono stati trovati più positivi rispetto al giorno precedente, quando però furono fatti solo 4.971 tamponi. I dati giornalieri sono raccolti e diffusi dalla Protezione Civile ma vengono forniti dalle Regioni.

Dati non sempre completi per le difficoltà in cui operano le Regioni di questi tempi. Ieri pare che mancassero i i dati sui deceduti del Piemonte, mentre mercoledì i dati della Campania. Agostino Miozzo della Protezione Civile ha sottolineato che il numero di contagi registrato ieri, potrebbe pervenire da un accumulo di tamponi dei giorni scorsi, analizzati più tardi. Ma si tratta di ipotesi non provate. La speranza proviene dalle parole di Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo Guerra, in Italia la curva è in decelerazione, perché in Italia non è più esponenziale, cioè non sale con rapidità.