Coronavirus e colore regioni: come la mappa potrebbe cambiare e c’è ipotesi mini zone rosse

Coronavirus e colore regioni: come la mappa potrebbe cambiare e c'è ipotesi mini zone rosse

Attesi come, ogni venerdì, i dati relativi al monitoraggio dell’Iss che potrebbero generare qualche cambiamento. Si fa strada l’ipotesi di misure a base meno ampia in vista della possibile rilevazione della diffusione di varianti.

Quali regioni cambiano colore? La domanda si rinnova ogni venerdì. Negli ultimi mesi dell’emergenza coronavirus il quinto giorno della settimana rappresenta, infatti, la scadenza in cui, quasi sempre, arriva il monitoraggio aggiornato dell’Istituto Superiore di Sanità. Quello da cui è possibile dedurre lo status dei parametri che determinano il livello di restrizioni per i territori e da cui scaturiscono le ordinanze del ministero della Sanità.

L’Italia, come è noto, è al momento prevalentemente gialla. Le uniche regioni che sono zona arancione sono Sardegna, Sicilia, Umbria, Puglia e provincia autonoma di Bolzano. Nessun distretto è, invece, in zona rossa o bianca.

Ciò che potrebbe cambiare è l’ingresso in giallo di qualcuna delle regioni citate. Si fa, però, strada l’ipotesi che l’emergere di varianti di coronavirus possa portare alla creazione di nuove zone rosse, magari circoscritte.

Quali regioni potrebbero cambiare colore?

Relativamente alle previsioni sui possibili cambi di colore delle regioni, Puglia e Sardegna confidano nella possibilità che la prossima ordinanza del ministero della Salute possa portarle in zona gialla. Questo, di fatto, consentirebbe l’apertura delle attività di ristorazione con il servizio in loco dalle 5 alle 18.

L’altro allentamento, finendo in giallo, riguarderebbe la possibilità di avere totale libertà di movimento all’interno del territorio regionale. In arancione, come è noto, oltre ad essere chiusi bar e ristoranti (possibili solo asporto e consegna a domicilio), non si può uscire dai confini comunali senza comprovati motivi di lavoro, salute o necessità.

Come si diventa zona bianca? Numeri lontani al momento

L’unica deroga è data a chi vive in comuni con meno di 5000 abitanti, a cui è consentito il movimento entro il raggio di 30 chilometri ma senza raggiungere i capoluoghi di provincia. La certezza è che nessuna regione vede all’orizzonte la possibilità di andare in zona bianca.

Quella, per intendersi, dove è quasi tutto aperto, decadono le restrizioni per le attività e persino il coprifuoco. A patto, ovviamente, che vengano rispettate le norme individuali anti-contagio e i protocolli per i locali. Per ottenere lo status occorre far segnare meno di 50 casi settimanali per 100.000 abitanti.

Colore regioni: per nuove zone rosse possibili misure più circoscritte

Ci sono, invece, segnali che portano a possibili nuove zone rosse. Nel caso della provincia di Bolzano si è già scelto autonomamente di tornare in lockdown. Chiusi i negozi, disposta la didattica a distanza e il divieto di spostamento tra comuni.

Tra le opzioni che si stanno vagliando per fronteggiare l’emergere di eventuali nuovi focolai determinate dalla diffusione delle temute varianti del coronavirus ci sarebbe l’istituzione di mini zone rosse. Il massimo grado di restrizione circoscritto a territori più piccoli di un’intera regione.

L’ipotesi è stata lanciata dal Corriere della Sera. Qualora fosse confermata diventerebbe un precedente da considerare per il futuro, tenuto conto che da tempo l’emergere di varianti viene descritto come uno scenario probabile e da limitare.

Nuove zone rosse, i territori sotto osservazione

«L’Istituto superiore di Sanità ha chiesto al Cts — si legge sul quotidiano — di validare la chiusura di due aree in Umbria e Abruzzo dove si stanno riscontrando rispettivamente diversi casi di infezione da variante brasiliana e inglese».

Le province di Perugia e Chieti, o una parte dei territori, rischierebbero il lockdown. Resta da capire in che modo, eventualmente, potrebbero essere delimitate le zone interessate dalla stretta.

La riunione del Cts nel pomeriggio chiarirà se le ipotesi troveranno subito applicazione concreta o se magari si disporrà ancora una volta una scelta su base regionale, con il coinvolgimento degli interi territori di Abruzzo e Umbria.

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