Coronavirus, Zangrillo pubblica la sua formula: «I colori hanno fallito»

Coronavirus, Zangrillo pubblica la sua formula: «I colori hanno fallito»

Il primario di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele ha scritto in un tweet come andrebbe affrontata la fase di convivenza con il virus per poter vincerlo.

È un tweet che ha il dono della sintesi quello con cui Alberto Zangrillo non ha usato giri di parole per manifestare la sua sentenza sulla non efficacia della strategia di contenimento per il coronavirus messa in campo dal governo. “I colori - ha scritto il primario di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele di Milano - hanno fallito.”

Colori regioni: la divisione frutto dei Dpcm

Pare abbastanza chiaro il riferimento al fatto che, negli ultimi mesi, la Penisola sia stata divisa in zone gialle, arancioni o rosse. Livelli crescenti di rischio e di restrizioni, determinate in base a precisi parametri e soglie rilevate ed analizzate dai tecnici che operano a supporto del governo.

Una scelta che, almeno nella narrazione di quanti approvano la linea seguita dall’esecutivo di Giuseppe Conte, sarebbe stata efficace sulla base del fatto che l’Italia al momento riscontra una situazione epidemiologica sensibilmente migliore rispetto a quella di altri paesi europei.

Coronavirus, Zangrillo svela le sue tre regole

Quella pubblicata da Alberto Zangrillo sembra una vera e propria formula finalizzata a spiegare quello che, quantomeno a suo avviso, dovrebbe essere il modo di affrontare la fase di “convivenza con il virus”. «Convivere - ha scritto il medico - e vincere con Sars-Cov2: 1) Rispetto delle norme 2)Educazione Civica 3) Cure corrette». E poi quella conclusione destinata a far discutere: «I colori hanno fallito».

I pochi caratteri utilizzati dal medico esprimono concetti attorno a cui si può anche immaginare possa esserci l’intenzione di prefigurare un futuro, neanche troppo lontano, dove, più che sulle regole e sulle chiusure, si dovrà contare sulla necessità di rispettare individualmente le regole a cui ciascuno è sottoposto (mascherina, distanziamento e divieto di assembramento), sul senso di responsabilità del singolo e sull’acquisita competenza dei medici di affrontare a livello clinico il Covid. Attorno allo sforzo interpretativo e in attesa che l’autore del tweet fornisca magari qualche dettaglio aggiuntivo, l’uso del condizionale resta d’obbligo.

Nuovo Dpcm: la zona bianca come prospettiva

E nell’ultimo Dpcm, quello in vigore dal 16 gennaio e destinato a restare valido fino al 5 marzo, esiste in teoria la possibilità di arrivare ad uno stato delle cose in cui la fase di convivenza con il virus è molto vicina ad una normale quotidianità. È la così detta zona bianca. Quella zona cessa il coprifuoco (il divieto di circolazione dalle 22 alle 5), bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri restano aperti con l’obbligo che tutti rispettino le norme.

Il parametro fissato affinché una regione entri nello status di «zona bianca» è che in una settimana non arrivi a registrare più di 50 casi per 100.000 abitanti. Una prospettiva che, al momento, risulta ancora lontano per diverse zone del territorio nazionale.