Autore: Rita Parisi

Coronavirus

Coronavirus, Zangrillo contro Crisanti: “Convivere con il Covid non vuol dire suicidarsi”

Il professor Zangrillo ha fatto nuovamente il punto della situazione sul Coronavirus e ha risposto alle affermazioni di Crisanti sui nuovi focolai e la seconda ondata.

Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione generale all’ospedale San Raffaele di Milano, è tornato a parlare di Coronavirus e a motivare la sua scelta di firmare un documento insieme ad altri nove ricercatori di diverse discipline, in cui sostiene che il crollo dei malati di coronavirus è ormai “inequivocabile”. Zangrillo ha affermato: “Il messaggio che voglio dare anche a nome dei miei colleghi è: siamo tutti dalla stessa parte della scienza, la nostra iniziativa, pacata e responsabile, non è di contrapposizione, ma di divulgazione scientifica obiettiva. È innanzitutto una notizia positiva, che le autorità sanitarie devono recepire per quello che è: un messaggio da chi la clinica la vive quotidianamente, perché noi abbiamo vissuto in mezzo alla malattia, perché io mi sono spaventato personalmente, ho rischiato di prenderla, ho lavorato fin dall’inizio a fianco dei miei collaboratori per salvare delle vite umane”.

Covid-19, Zangrillo: “Non ricovero un paziente in terapia intensiva dal 18 aprile”

Il professor Zangrillo, in un’intervista al Sussidiario.net ha precisato: “I 10 firmatari hanno una caratteristica comune: sono dei clinici o persone che comunque vivono in un contesto che fa respirare l’aria dell’evidenza clinica, quindi hanno percezione esatta di quello che accade in un ospedale”. E ha spiegato: “Io non ricovero un paziente in terapia intensiva dal 18 aprile e non ricovero di fatto dall’inizio di maggio pazienti che arrivano al pronto soccorso del San Raffaele, grande ospedale metropolitano con uno dei pronto soccorsi più importanti della città, per una sintomatologia clinica da Covid. Al San Raffaele eseguiamo il tampone a tutti i malati che vengono ricoverati per le più diverse patologie: organiche, internistiche, chirurgiche, cardiovascolari, oncologiche. Ebbene, di questi pazienti non ce n’è uno nell’ultimo mese che sia stato ricoverato qui per ragioni correlate con l’infezione da Covid”.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Alberto Zangrillo: “Gli italiani sono già stati terrorizzati abbastanza”

Zangrillo sul virus clinicamente morto: “Ho le idee chiare”

Zangrillo, durante l’intervista, ha poi specificato: “La malattia in Italia è completamente cambiata e come l’abbiamo conosciuta nelle sue forme gravi non c’è più. Tant’è vero che tutti i trial che prevedevano la somministrazione di farmaci per andare a perlustrare l’efficacia nella malattia di taluni antinfiammatori, antivirali o immunomodulatori sono stati sospesi per mancanza di questi pazienti Covid”, ed è nuovamente tornato sulla sua affermazione di fine maggio: “il virus è clinicamente morto” che gli ha procurato attacchi da parte di virologi e scienziati: “Se l’ho fatto è perché ho veramente vissuto questa epidemia fin dal primo giorno, ho le idee chiare e forse anche un po’ di severità, di intolleranza verso coloro che parlano per sentito dire o verso coloro che non hanno mai visto un malato in corsia.”

Covid-19, Zangrillo: “La scienza è osservazione, valutazione, calcolo, esperienza”

Sul documento stilato con i colleghi, ha poi ribadito: “Noi non ci poniamo in una logica di contrapposizione, perché le nostre osservazioni si basano su un paradigma inviolabile che è la definizione di scienza. La scienza è osservazione, valutazione, calcolo, esperienza.” Aggiungendo: “Il nostro documento non dice liberi tutti, d’ora in avanti ognuno faccia come crede. Noi diciamo: se continuiamo a comportarci con buon senso, la situazione, come si vede, clinicamente sta migliorando. E penso che in determinate circostanze ambientali – gli spazi aperti o i luoghi tipici della vita estiva in montagna o al mare – si possa abbandonare col tempo anche l’uso della mascherina. Oltre al buon senso, però, la prima misura deve essere quella dell’igiene personale: stare molto attenti alla detersione delle mani”.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Zangrillo svela un retroscena sui decessi e ammonisce: “Non bisogna terrorizzare le persone”

Zangrillo sui nuovi focolai: “Essere positivi non vuol dire essere malati”

Sulla ripresa dei contagi, Zangrillo ha affermato: “È quella che io chiamo la tempesta dei numeri: anche oggi 250 positivi, anche oggi 50 morti… Bisogna operare una netta separazione tra la positività al tampone e la malattia. Essere positivi oggi vuol dire, il più delle volte, essere debolmente positivi, non vuol dire essere malati. Dare per automatico il passaggio tra numero dei positivi, che allo stato attuale sono per lo più debolmente positivi, e numero dei malati non è corretto, perché altrimenti li avrei in ospedale” e sui focolai in Germania, a Roma, in Calabria, a Mondragone e Bologna ha ribadito: “Io non ho mai detto che il virus è scomparso, né che si sia modificato, e se qualcuno osa dire il contrario, dice una falsità. Ma dobbiamo altresì riconoscere che la carica virale ha una sua importanza. E a mio avviso la carica virale si è abbassata per le mascherine e per il distanziamento sociale. Ma questo non impedisce al virus di svilupparsi in contesti ambientali di un certo tipo. Che sono, appunto, quelli dei casi sopra citati”.

Covid-19, Zangrillo: “Non ci sarà una seconda ondata perché nessuno di noi vuole rivederla”

Zangrillo non ha poi usato mezzi termini su chi continua ad allarmare gli Italiani: “È da irresponsabili, come ha fatto il professor Crisanti, continuare a dire che a settembre l’Italia tornerà come è oggi il mattatoio in Germania”, e ha continuato: “Non ci sarà una seconda ondata perché nessuno di noi vuole rivederla. Poi non posso negare che in autunno inoltrato con la ripresa del freddo, come per tutti i virus respiratori, si possa verificare un risveglio del Covid. Ma sono certo che sapremo controllare questa ripresa della viremia, perché conosciamo il virus, sappiamo come affrontarlo terapeuticamente, come gestirlo dal punto di vista organizzativo e soprattutto perché ci sarà una maggiore coesione tra l’istituzione ospedaliera e i medici del territorio che prima non c’è stata.” “Sono stato il primo a metà aprile a dire: prepariamoci a convivere con il Covid. E convivere con il Covid non vuol dire suicidarsi. Dire adesso «forse non faremo tornare i bambini a scuola, non dobbiamo prendere gli aerei, dobbiamo rimanere a casa» equivale a dire che dobbiamo morire. Ma non è così”, ha concluso il professore.