Autore: Rita Parisi

Coronavirus

Coronavirus, Pregliasco: “La vaccinazione è un’incognita” e sulle dichiarazioni di Zangrillo: “Lui ha parlato di un fatto oggettivo"

Il virologo Fabrizio Pregliasco è intervenuto in collegamento nel corso del programma Domenica In e ha fatto il punto della situazione sul Coronavirus in Italia.

Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene e Prevenzione all’università Statale di Milano, è intervenuto nel corso della trasmissione condotta da Mara Venier, Domenica In, e ha fatto il punto della situazione sul Coronavirus in Italia. “Questo virus ci ha un po’ fregato, molte cose sono ancora da capire. Io sono un ottimista ma prudente. L’onda si sta abbassando, nonostante le aperture sempre più ampie il dato è sotto controllo. Non abbiamo la certezza che il virus si sia rabbonito. Non si sa se il virus dia protezione per la vita ai soggetti che si sono infettati e poi sono guariti. La vaccinazione è un’incognita”. Ha dichiarato il virologo.

Coronavirus, Pregliasco: “Non è detto che ci sia una seconda ondata”

Anche nel corso del collegamento con Domenica In, Pregliasco ha parlato di seconda ondata e ha espresso la sua previsione per l’autunno: “Parlerei di ‘vigile serenità’, non possiamo ritenerci ancora liberi. Abbiamo visto alcuni focolai, non è detto che ci sia una seconda ondata ma dobbiamo essere preparati allo scenario peggiore e dobbiamo sapere che ci ritroveremo focolai. Sarà importante individuare casi sospetti e contatti stretti per spegnere questi fuocherelli che ci terranno compagnia per lungo tempo. Non abbiamo la certezza che il virus si sia rabbonito. Oggi, rispetto al passato, individuiamo casi che non riuscivamo ad individuare nella prima ondata. Si tamponavano soggetti con febbre e sintomatologia”

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Coronavirus, Pregliasco ha fatto il punto della situazione sul vaccino

Pregliasco, in collegamento con Mara Venier, ha fatto anche il punto della situazione sul vaccino e ha dichiarato: “Non è certo” che potremo “disporre di un vaccino in termini di sicurezza, efficacia e utilità nel tempo. Non si sa se il virus dia protezione per la vita ai soggetti che si sono infettati e poi sono guariti. La vaccinazione è un’incognita. Ammesso che sia disponibile, ci vorrà un anno, un anno e mezzo per campagne vaccinali ampie. Rimane il discorso iniziale: attenzione senza eccedere” ha ribadito con fermezza per poi rassicurare gli spettatori di Rai 1: “Non ci sono prove scientifiche che il virus si sia indebolito, semplicemente ora siamo più preparati, ci sono più posti negli ospedali e sappiamo individuare i positivi anche in assenza di sintomi, mentre qualche mese fa nessun asintomatico veniva sottoposto a tampone”.

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Pregliasco e le dichiarazioni di Zangrillo: “Dobbiamo mantenere le stesse misure delle mascherine e del distanziamento”

Nel corso del collegamento con Domenica In, Pregliasco ha poi sottolineato: «La storia dell’uomo parla di pandemie che si ripetono ciclicamente, negli ultimi 20 anni ne abbiamo vissute tante altre ma l’Italia non era mai stata colpita. I virus esistono e dobbiamo farci trovare pronti: il Coronavirus, come abbiamo scoperto soprattutto nelle ultime settimane, può essere diffuso anche da persone asintomatiche o paucisintomatiche. E non è affatto scomparso, non è finita: quello che è accaduto a Roma, al San Raffaele e alla Garbatella, e a Milano al Niguarda, dimostra che basta davvero poco per far nascere nuovi focolai. I dati attuali sono abbastanza buoni, l’Italia sta uscendo progressivamente dall’emergenza, compresa la Lombardia che resta il fanalino di coda, ma stiamo anche affinando la capacità di identificazione e circoscrizione».

E sulle polemiche scatenate dalle dichiarazioni del professor Zangrillo il quale ha affermato che il Coronavirus clinicamente non esiste più, il virologo ha puntualizzato: “Lui ha parlato di un fatto oggettivo: le terapie intensive si stanno svuotando. Questo però non significa che il virus sia scomparso, dobbiamo mantenere le stesse misure delle mascherine e del distanziamento. Non esiste ancora una terapia efficace contro il Covid e per un vaccino sicuro e prodotto massivamente servirà un anno, forse un anno e mezzo. Dobbiamo solo evitare comportamenti imprudenti, gli assembramenti visti nelle ultime settimane sono un rischio concreto. Io stesso, ad esempio, ho peccato di leggerezza nel passare il mio cellulare ad un collega per una telefonata d’urgenza. Dobbiamo mantenere le misure di sicurezza e cercare di tracciare tutti i contatti per spegnere sul nascere i nuovi focolai. La riapertura delle scuole sarà la prima battaglia da combattere in autunno”.