Copertura ed efficacia prima dose AstraZeneca: cosa si sa

Ne ha parlato il professor Fabrizio Pregliasco da ospite della trasmissione Mattino 5

Quale protezione si ha dopo una sola dose di vaccino AstraZeneca? È un quesito che molti italiani si stanno ponendo dopo aver ricevuto la prima inoculazione o che sono in attesa di riceverlo. A questa ed altre domande ha fornito risposte adeguate il professor Fabrizio Pregliasco.

Il virologo, nel corso della trasmissione Mattino 5, ha fatto chiarezza su un vaccino che, anche per effetto di una comunicazione non esemplare anche a livello istituzionale, ha fatto discutere. Abbastanza inutilmente rispetto a quelli che sono i dati che arrivano in larga scala.

Vaccini funzionano meglio di quello che ci si aspettava

Il vaccino AstraZeneca, come è noto, ha un principio di funzionamento diverso da quelli a mRna come Pfizer e Moderna. È un preparato che, volgarmente, può essere definito “più tradizionale” per la sua azione con utilizzo del vettore virale.

Il primo dato di fatto, abbastanza inconfutabile è che i vaccini funzionano. Indipendentemente da quale sia la loro tecnologia. Accade in Inghilterra dove si è usato in maniera massiva AstraZeneca, così come in Israele dove si è usato principalmente Pfizer. Sta accadendo anche in Italia.

«I dati italiani, ma anche degli altri paesi in cui si è riuscito a vaccinare, ci dimostrano - ha chiarito Pregliasco - come questi vaccini hanno addirittura una performance migliore nella realtà clinica, nella vita reale, rispetto agli studi clinici e questo grazie ad un enorme utilizzo e quindi ad una base dati veramente molto importante».

Sì, perché nessuna sperimentazione potrà mai avere dati attendibili quanto quelli di un utilizzo a larga scala come sta avvenendo. «Questo - ha evidenziato Pregliasco - è l’elemento che ci deve far convincere alla vaccinazione. Tutti devono approcciarsi e non avere quei dubbi rispetto ai piccoli eventi avversi, in alcuni casi un po’ più gravi, ma irrisori rispetto alla malattia che ancora oggi colpisce solo in Italia ancora molte persone perché continua ad essere presente e ci dà ancora un triste numero di morti giornalieri».

AstraZeneca dopo prima dose: protezione maggiore degli altri

Quando si parla di eventi avversi in maniera sbagliata qualcuno potrebbe pensare ad AstraZeneca. Anche perché c’è un punto a favore del preparato: stando a quanto confermato da Pregliasco avrebbe una capacità di dare risultati auspicati superiori a Pfizer con una sola dose in fatto di tempistiche.

«Ha una velocità di protezione maggiore. A quattordici giorni - ha evidenziato il virologo - ha già ha una protezione dell’80%, quindi è già scudo che agisce velocemente». Oggi i dati stanno rivelando numeri addirittura migliori di quelli che ci aspettava.

«Ed è davvero importante rimarcarlo. Come per tutti i farmaci, per tutti i vaccini c’è - ha spigato Pregliasco - una prima registrazione che arriva alla cosiddetta fase 3 della ricerca. Ma poi c’è la fase 4. Quella che stiamo vedendo nella vita reale e nella raccolta di una infinità di dati che ci permettono di consolidare i dati di sicurezza, di evidenziazione oggettiva che conferma il bassissimo rischio e poi stanno emergendo questi elementi più che positivi per tutti i vaccini».

Eventi avversi AstraZeneca, pochissimi e c’è conoscenza su come trattarli

Non vaccinare i giovani con AstraZeneca sarebbe, secondo Pregliasco, solo una scelta scrupolosa. «A questo punto - ha evidenziato - rimane da vedere questa attenzione, questa precauzione che si vuole garantire a tutti i cittadini nell’ottica della massima trasparenza. È uno scrupolo quello di utilizzarlo al di sopra dei 50 anni».

Il numero di trombosi, a fronte, di milioni di vaccinazioni è davvero basso. «34, ad oggi» ha chiarito il virologo, sottolineando come non siano state mortali. «Grazie a questa conoscenza - ha spiegato Pregliasco - le trattiamo al meglio, perché vanno trattate in modo diverso rispetto alle trombosi che purtroppo capitano molto più frequentemente con altri meccanismi ed altre cause, perché qui c’è una produzione di auto-anticorpi».

Numeri che secondo Pregliasco rappresentano «davvero un nulla che è inferiore a rischi che andiamo a correre. Fumando si rischia la trombosi più di 500 volte in più rispetto ad un utilizzo del vaccino».