Cos’è il CETA e perché si manifesta contro questo trattato?

Il CETA sta mobilitando interi Paesi: si manifesta anche in Italia. Scopriamo perché si è contrari al trattato e cosa prevede.

Il CETA è un trattato commerciale ed economico che coinvolge l’Unione Europea e il Canada. La sigla sta per “Comprehensive Economic and Trade Agreement”, ovvero “Accordo economico e commerciale globale”, e l’accordo, dopo cinque anni di negoziato, è stato firmato a Bruxelles a ottobre 2016 e ratificato al Parlamento Europeo a febbraio 2017.

Cos’è il CETA e cosa prevede? Chi si pone questa domanda è interessato a scoprire i motivi che portano alla mobilitazione di massa invocata da sindacati, parti sociali e politiche che hanno organizzato manifestazioni in piazza contro il trattato martedì 27 giugno, quando il CETA sarà votato dalla commissione Affari esteri, a Roma in piazza del Pantheon, e mercoledì 5 luglio a piazza Montecitorio

Il CETA elimina circa oltre il 90% dei dazi doganali tra Unione Europea e Canada, con l’effetto di favorire il libero commercio ai lati dell’Atlantico. Questa apertura al commercio presenta anche numerosi rovesci della medaglia meno vantaggiosi per imprese e cittadini europei.

CETA: cos’è e cosa prevede il trattato?

Oltre all’abbattimento delle barriere doganali e i dazi su import ed export, il CETA nasconde dei risvolti potenzialmente molto dannosi per i cittadini europei.

Per questo motivo la mobilitazione si sta muovendo da mesi in Europa, e in Italia è portata avanti da diverse organizzazioni che già da anni sostengono la campagna contro il TTIP, di cui il CETA è diretto erede: Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Slow food, e molte altre.

Una delle clausole che più spaventa è sotto la sigla ICS (Investor to Court System), con cui le aziende e le nazioni partner possono citare in giudizio altri Paesi membri nel caso in cui provvedimenti del Paese in cui sono in corso gli affari entrino in conflitto con le attività di un’azienda: in soldoni, un’altra nazione o anche soltanto una società, magari una multinazionale, può impugnare una causa contro la decisione di uno Stato nel caso in cui questa vada in conflitto con il business. Questo spaventa per la mancanza di sovranità dei Paesi europei.

Il Governo italiano, che sta arrivando al voto senza riflettori accesi, ha sottolineato l’importanza del trattato CETA per le possibilità di occupazione di cui gioverebbe l’Europa, aggiungendo stime su un giro d’affari da 7,3 miliardi di dollari canadesi. Una cifra enorme, ma non determinante, se si pensa che è la stessa utilizzata da Renzi per il bonus dei famosi 80 euro e che il Governo ha creato un fondo da 20 miliardi per salvare le banche.

Il settore più in pericolo è quello agro alimentare, una delle eccellenze europee. Di fatto, è come se il CETA inglobasse il Canada nell’Unione Europea: secondo Coldiretti, su 291 denominazioni Made in Italy registrate, ne rimarranno protette soltanto 41.

Trattato CETA: come entra in vigore

Il CETA deve essere votato dai Parlamenti dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea, senza alcune esclusioni che ne comprometterebbero l’entrata in vigore. Per questo, in Francia 106 parlamentari hanno presentato un ricorso alla Corte costituzionale che si pronuncerà entro metà luglio, sostenendo che l’accordo violi l’esercizio della sovranità nazionale.

Lo stesso è accaduto in Spagna, dove il partito socialista ha annunciato di ritirare l’appoggio per la ratifica del trattato.

Finora, gli unici Paesi ad aver adottato il CETA sono Lettonia e Danimarca, mentre ci sono agitazioni in tutte le democrazie europee.