Autore: B.A

Busta paga

Busta paga, differenze tra lordo e netto, cuneo fiscale e come leggerla

Spesso è cospicua la distanza tra lordo e netto in busta paga, ma le voci che la compongono sono molteplici, ecco una sintetica guida a capirla.

Una cosa che balza agli occhi dei lavoratori, nel momento in cui ricevono la loro busta paga mensile è senza dubbio la spesso enorme differenza tra stipendio lordo e stipendio netto in busta paga. Tale differenza è conosciuta come cuneo fiscale. Si, proprio il cuneo fiscale, quell’autentico tarlo che si abbatte sia sui datori di lavoro che sui lavoratori e di cui, in Italia si parla da anni.

In parole povere, il cuneo fiscale altro non è che la differenza tra stipendio lordo e stipendio netto in busta paga, cioè la differenza tra quanto un dipendente costa al datore di lavoro e quanto il lavoratore si mette davvero in tasca come stipendio netto. Vediamo adesso di capire quali sono le componenti di questo cuneo fiscale, cioè quali sono le voci che lo vanno a costituire.

Costo del lavoro, quanto incide in busta paga?

La differenza tra lordo e netto deriva dal fatto che in busta paga sono presenti molte tasse, i contributi previdenziali e molte trattenute. Quando si parla di cuneo fiscale, che ricordiamo, è stato oggetto di un taglio che scatterà dal prossimo luglio, tutti sono d’accordo sul fatto che sia eccessivo. I datori di lavoro finiscono con l’essere pesantemente gravati dal costo del lavoro, che va ben oltre lo stipendio netto che viene erogato ai lavoratori e questi ultimi, si ritrovano a percepire nettamente di meno rispetto a quello che un datore di lavoro sostiene per loro.

Busta paga, cosa contiene?

Il datore di lavoro in Italia è anche il sostituto di imposta del lavoratore. Questa è la grande differenza tra lavoratore autonomo e lavoratore dipendente. Infatti il lavoratore autonomo riceve dal cliente un compenso lordo su cui poi è lo stesso lavoratore autonomo a dover pagare le tasse. Il lavoratore dipendente invece ottiene il compenso netto, con il datore di lavoro che paga le tasse per conto del lavoratore subordinato.

Il datore di lavoro quindi effettua il calcolo delle tasse sul reddito che il lavoratore deve pagare e dopo averle trattenute sulla busta paga, le versa al Fisco. Stesso discorso per i contributi previdenziali, che l’autonomo versa da solo e che il datore di lavoro invece versa per conto del lavoratore dipendente, compresa la parte di contributi a carico del subordinato stesso.

La busta paga è lo strumento con cui il datore di lavoro rende conto al lavoratore, di tutte queste cose. La busta paga quindi è il documento di sintesi che riporta le voci attive e passive della retribuzione del lavoratore. Il lordo è quello che il datore di lavoro paga per il suo dipendente, mentre il netto è quello che incassa il lavoratore. La differenza è il cuneo fiscale. La busta paga quindi deve contenere:

  • Generalità del datore di lavoro;
  • Generalità del lavoratore dipendente;
  • Data di assunzione e di cessazione del rapporto di lavoro;
  • Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato;
  • Matricola Inps ed Inail del datore di lavoro;
  • Sede legale del datore di lavoro;
  • Sede di lavoro del dipendente;
  • Giornate di lavoro effettuate nel mese
  • Retribuzione base;
  • Eventuale superminimo individuale;
  • Eventuali scatti di anzianità;
  • Ogni sorta di benefit erogato;
  • Ferie e permessi retribuiti sia goduti che residui;
  • Tfr accantonato e residuo;
  • Trattenute Irpef e relative addizionali;
  • Contributi previdenziali;
  • Eventuali assegni familiari;
  • Eventuali indennità di malattia;
  • Eventuale indennità di maternità;
  • Eventuali infortuni,
  • Il bonus Renzi;
  • Lo stipendio lordo;
  • Lo stipendio netto.

Busta paga, qualche chiarimento

Più alta è la retribuzione del lavoratore, maggiore è la differenza tra stipendio lordo in busta e stipendio netto in busta. La principale voce del costo del lavoro, trattenuta sullo stipendio lordo del lavoratore è l’Irpef, e questa sale con il salire dello stipendio. Più aumenta il reddito più si innalza la percentuale di prelievo fiscale.

Tra contributi previdenziali e trattenute per le tasse, la differenza è piuttosto marcata. Basti pensare che su 2.000 euro di stipendio lordo, in base alla attuale normativa, tra contributi previdenziali e Irpef, il datore di lavoro spende 2.600 euro. Ma al lavoratore finiscono al netto di tutto ciò, solo 1.400 euro. In altri termini, circa 1.200 euro di cuneo fiscale.