Autore: B.A

Bonus Inps: «ecco la verità sul sito Inps in tilt», altro che hacker

Un pirata informatico italiano dubita della versione Inps che parla di hackeraggio per giustificare il crack del sito.

Mercoledì primo aprile sono iniziate le domande per il bonus Inps da 600 euro per molti lavoratori. Stagionali, autonomi, collaboratori e così via, che hanno dovuto presentare domanda sul sito dell’INPS. Ma mercoledì, giorno di avvio delle istanze, fu una specie di via crucis, con il sito prima bloccato che non faceva collegare nessuno, e poi con persone che hanno dichiarato di aver visto dati di altre persone in barba a qualsiasi norma sulla privacy. In altri termini, un casino generalizzato. Secondo i vertici dell’INPS, tra le cause, un attacco hacker. Ma è una versione che non convince, soprattutto alcuni esperti del settore della pirateria informatica. I pirati italiani della rete non credono alla scusa addotta dall’INPS per giustificare il disastri di mercoledì scorso.

Ma quali hacker

«Ma quali hacker, ecco cos’è successo a sito Inps», così parlano i ’pirati’ italiani come riporta il sito di informazione AdnKronos. Lo scorso primo aprile il sito dell’istituto previdenziale è andato in tilt generando polemiche a più non posso. Tutto mentre autonomi, stagionali e altri lavoratori a cui i bonus del decreto Cura Italia erano destinati, cercavano di presentare istanza.

Tutta colpa di un attacco hacker ai danni della piattaforma INPS, questa la versione dell’istituto che così ha giustificato le problematiche.
Su AdnKronos si riportano le dichiarazioni di Federico Bottino, esperto di comunicazione digitale e referente della comunicazione del Partito Pirata Italiano. Secondo l’esperto, non è credibile questa versione.

Ecco cosa è successo davvero

Qualcosa non ha funzionato, ma era inevitabile secondo Bottino.
«E’ successo quello che doveva succedere quando si cerca di fare innovazione nella maniera più obsoleta del mondo: un bel casino», queste le pesanti parole del rappresentante dei Pirati informatici italiani. L’errore lo hanno commesso i tecnici informatici dell’INPS, che non hanno considerato che il sito avrebbe avuto flussi di traffico eccezionali, questo ciò che pensa Bottino, convinto che il crack al sito sia derivato proprio da questa sottovalutazione delle presenze contemporanee sul sito.

Bottoni da un esempio molto calzante per spiegare ciò che è successo: «Immaginiamo di dover costruire una villa a 3 piani, senza però chiederci quante persone possono stare al terzo piano senza far crollare tutto. Ecco, il sito dell’Inps ha costruito una ’villa dell’informatica’ senza però adeguare i piani superiori a eventuali ’stress straordinari’, facendo crollare tutto alla prima ’festa sul terrazzo’. Non solo un errore tecnico ma soprattutto manageriale».

In altri termini, il sistema è collassato perché non hanno creato una fase che tenesse in coda le persone connesse al sito, come accade nei più semplici videogiochi on line di internet. Il problema dell’INPS quindi non è stato un hacker esterno, ma piuttosto la mancanza di un hacker interno, un esperto che avrebbe fatto comodo per evita unre il casino di mercoledì scorso. E se per giustificare un fallimento si accusano fenomeni di pirateria informatica, significa che l’INPS ammette di avere proemi in materia di sicurezza informatica.