Autore: Giacomo Mazzarella

8
Lug

«Bisogna disobbedire per portare leggi sbagliate davanti un giudice» la verità della Rackete!

Intervista di Repubblica alla Capitana di Sea Watch

Il Capitano della nave Sea Watch, quella che ha forzato il blocco navale di Salvini, arrivando al molo di Lampedusa nonostante una motovedetta della Gdf cercasse di fermarla si apre in una intervista su Repubblica che fa molto discutere. Le motivazioni addotte da Carola Rackete a giustificare la manovra che ha portato la Sea Watch ad urtare una motovedetta della Guardia di finanza sembrano andare bene oltre le necessità urgenti dal punto di vista sanitario dei migranti a bordo. Sembra che alla base di tutto ci fosse un indirizzo politico che cambia di molto per l’opinione pubblica gli effetti della vicenda.

Il governo italiano e le sue leggi sbagliate

Il decreto sicurezza del nostro governo così fortemente voluto dal leader della Lega e Ministro dell’interno Matteo Salvini è oggetto di un duro attacco di Carola Rackete durante l’intervista al noto quotidiano. Il blocco navale, la chiusura dei porti e il Jo all’attracco della Sea Watch per il Capitano Rackete sono un muro che lei con la sua nave ha abbattuto. «Siamo stati costretti ad abbattere il muro costruito dal governo italiano con il suo decreto sicurezza», così inizia la tedesca Carola Rackete. «Per proteggere diritti sacrosanti e contrastare leggi sbagliate come lo è il decreto sicurezza di Matteo Salvini occorre spesso usare azioni forti utili anche a portare queste leggi dinnanzi ad un giudice» questo letteralmente è stato assunto a giustifica del suo operato dalla Capitana. Parole che vertono sicuramente verso motivi politici piuttosto che sulle presunte problematiche sanitarie a bordo della Sea Watch.

Nessun pentimento dalla Rackete

In pratica la Rackete sembra fiera di quanto ha fatto e di aver abbattuto quello che lei più volte chiama il muro innalzato in mare dal decreto sicurezza bis di Matteo Salvini.

Riguardo al populismo ed alle forze sovraniste e sulla politica di Salvini, Carola si è detta preoccupata. Nell’intervista non traspare nessun pentimento se si eccettua quello che lei reputa un errore dettato dalla stanchezza, cioè l’urto con la motovedetta della Guardia di finanza che ha quasi speronato mentre cercava di attraccare alla banchina del porto commerciale di Lampedusa.
Entrare nel porto di Lampedusa e nelle acque territoriali italiane non è stato un errore come si capisce dalle parole che con fierezza la Rackete rilascia a Repubblica. «Rfarei tutto quello che ho fatto, perché era il mio dovere» questo il concetto di Carola. Attacchi pesanti per tutte le destre sovraniste, dallUkip inglese all’Afd tedesco e fino a Salvini che secondo la Rackete usa toni di intolleranza pericolosissimi. Come tutti i partiti sovranisti, anche Salvini distorce i fatti e li fa opinioni. Parole dure con un richiamo anche se celato, evidente alle leggi razziali di epoca fascista nella sua madre patria Germania. È vero che le sue azioni sono state fatte contro un diktat del governo italiano, contro una legge quale è il decreto sicurezza. Ma non è detto, secondo la Rackete che tutte le leggi siano buone, basti pensare alle leggi naziste