Amazon, multa maxi senza precedenti: i motivi

Sanzioni mai così alte per presunte violazioni legate alla privacy e al Gdpr

Non era mai accaduto che venisse comminata una multa così alta per motivazioni legate al trattamento dei dati. A subirla è Amazon, il colosso dell’e-commerce. La sanzione arriva in Lussemburgo. Il provvedimento nasce da un’indagine che era nata nel 2018.

Amazon non avrebbe rispettato la Gdpr, la sigla con cui convenzionalmente si indica il regolamento generale sulla protezione dei dati. Un’abbreviazione che proviene dall’inglese e che indica i termini anglosassoni General Data Protection Regulation.

Multa Amazon: cosa è accaduto

A determinare la sanzione è stata l’autorità lussemburghese impegnata proprio in materia di protezione dati. La notizia è stata resa nota dalla stessa azienda che ha tuttavia manifestato il proprio forte disaccordo con quella che è stata deciso dal Cnpd (questo il nome dell’ente) ed è pronta a difendere le sue ragioni facendo ricorso.

Multa: la replica di Amazon

La replica dell’azienda, riportate da diverse agenzie di stampa, sottolinea come alla base del provvedimento ci sarebbero «interpretazioni soggettive ed inedite della normativa europea sulla privacy». Nel mirino è finito in particolare il modo in cui viene mostrata ai clienti del colosso «pubblicità rilevante». Da parte di Amazon è arrivata una dichiarazione in cui viene messo in evidenza come ci si trovi di fronte ad una «sanzione spropositata» anche rispetto a quella che è stata l’interpretazione della sua condotta.

Amazon ha sottolineato come rappresentino «priorità assolute» per l’azienda il mantenimento della sicurezza delle informazioni sui clienti e soprattutto la loro fiducia. «Non c’è stata - ha incalzato l’azienda - alcuna violazione dei dati personali, né alcuna esposizione a terze parti i dati relativi ai nostri clienti». Una nota, quella del gigante dell’e-commerce, che assume toni perentori a fronte della valutazione subita.

L’ente che ha operato è stato, come detto, il Cnpd (Commission Nationale pour la Protection des Données). La decisione dell’autorità lussemburghese per la protezione i dati risale allo scorso 16 luglio e rappresenta il culmine di un indagine che, come detto, era partita ben tre anni fa. Tutto era nato da una denuncia fatta dall’associazione francese «La Quadrature du Net». In quel caso si arrivò a raccogliere centomila firme a supporto.

Google sanzionata nel 2019

Non resta adesso che attende e capire come si evolverà la vicenda dopo l’annunciato ricorso da parte di Amazon. Occorre ricordare che Amazon ha la sua sede europea in Lussemburgo.

La prima sanzione dopo l’entrata in vigore del Gdpr fu comminata a Google. Era il gennaio del 2019 e per il colosso di Mountain View scattarono 50 milioni di euro di multa. All’epoca venne considerata una stangata, ma risulta una cifra piccola al confronti dei 746 milioni di euro comminati ad Amazon. L’ammenda per Google fu comminata in Francia dal Cnil (Commission nationale de l’informatique et des libertés).