Allerta internazionale variante Delta: il punto della situazione in Italia

Tracciare, sequenziare e vaccinare sono le strade per tenere la situazione sotto controllo

I contagi Covid crescono e c’è il ragionevole sospetto che sia dovuto all’azione della variante Delta. Il ceppo del virus sta generando una situazione di «allerta internazionale» sulla di una crescita dei casi in Europa, Italia compresa. L’eventuale partita con le varianti era un match che era noto si dovesse giocare contro il Covid e adesso si può dire si stia entrando nel vivo.

Variante Delta prolifera all’estero

«Allerta internazionale variante Delta: incremento dei casi Covid-19 in diversi Paesi europei». È questo l’oggetto di una circolare del Ministero della Salute, in cui si segnala la criticità che si sta profilando a livello internazionale sul fronte epidemiologico.

Viene indicato, in particolare, come la presenza di fasce di popolazione non ancora vaccinate fa sì che «la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante».

Rispetto alle strategie di contenimento viene messo in chiaro come, in questa fase, è determinante mantenere basso il livello di incidenza della diffusione virale in maniera tale da avere la possibilità di tenere un tracciamento adeguato e il conseguente sequenziamento genomico per stabilire che tipo di varianti circolino.

Variante Delta: il vaccino resta efficace

L’azione delle varianti, con particolare riferimento alla possibilità di sviluppare una patologia grave, è fortemente mitigata dalla vaccinazione. Una persone che ha ricevuto una doppia dose di vaccino (o comunque ha completato il ciclo) avrà una possibilità abbastanza bassa di incorrere nei problemi che magari il virus gli avrebbe portato se non si fosse immunizzata.

Nel complesso la campagna vaccinale sarà una sorta di barriera protettiva che eviterà che anche un’eventuale significativa diffusione del virus possa portare nuovamente a saturare ospedali e postazioni di terapia intensiva. Completare al più presto la vaccinazione sarebbe un passaggio chiave ai fini di un contenimento significativo degli effetti dell’epidemia.

Questo allontanerebbe in maniera significativa (anche se in realtà auspicabilmente forse è già così) l’ipotesi che una nuova ondata possa corrispondere ai drammatici momenti vissuti in questi mesi con il sovraccarico delle strutture sanitarie.

Parla il professor Locatelli

A spiegarlo è anche il professor Franco Locatelli, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dell’11 luglio. «Non è il caso - ha detto il presidente del Consiglio Superiore Sanità e coordinatore del Cts - di creare allarmismi, in quanto i dati su decessi e ricoveri in terapia intensiva sono molto più confortanti grazie alle vaccinazioni. E quest’ultima osservazione deve essere un ulteriore incentivo per completare in fretta il percorso dell’immunizzazione nelle fasce d’età oltre i 60 anni».

La diffusione virale in Italia, al momento, è a livelli più bassi rispetto agli altri paesi. "Il fenomeno è, al momento, molto più contenuto. Questo incremento - ha spiegato Locatelli - nei contagi è dovuto in larga parte alla progressiva dominanza della variante Delta che per la su contagiosità, stimata essere di circa il 60% superiore a quella della variante Alfa, è passata rapidamente da pochi punti percentuali a valori del 50-60% in alcune regioni».

Parole che segnalano come, stanti le attuali le evidenze nel rapporto tra vaccini e varianti, ci si potrà approcciare al Covid e ai suoi numeri in maniera diversa, sebbene resti per il momento la necessità di evitare che il virus si diffonda considerato che la campagna vaccinale non è completata.