Abolizione province: Ddl costituzionale in tre punti. Approvazione del decreto e soppressione in 6 mesi

Dopo la bocciatura da parte della Consulta del decreto legge che aboliva le province, il governo ci riprova con un disegno di legge costituzionale. La bocciatura infatti era facilmente prevedibile visto che è evidente l’impossibilità di abolire le province con un semplice decreto legge dal momento che si tratta di enti riconosciuti dalla Costituzione italiana.

Ed è proprio tramite una riforma di quest’ultima che il governo intende passare per proseguire il lavoro di spending review intrapreso dal premier Monti che aveva individuato nella soppressione degli enti locali un buon margine di risparmio. La preoccupazione adesso va in direzione dei cittadini che perderanno il loro posto di lavoro all’interno delle regioni soppresse, ma il premier rassicura che il governo si impegnerà per «salvaguardare i lavoratori».

Il disegno di legge costituzionale

Il Ddl costituzionale è già stato approvato dal consiglio dei ministri ed inizia il suo iter parlamentare. Trattandosi di una legge costituzionale il suo percorso verso l’approvazione non sarà così rapido: dovrà affrontare un doppio passaggio in Parlamento e un eventuale referendum se richiesto; quindi probabilmente passeranno un paio d’anni vista la velocità con cui ha lavorato, almeno finora, il Parlamento italiano.

Il corpo del Ddl è molto esile: una pagina, tre articoli. Il primo di questi sostituisce l’articolo 114 della Costituzione: «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato.» Questa la nuova formula che non fa alcun accenno all’esistenza degli enti locali provinciali. Il secondo articolo invece elimina tutti gli altri riferimenti alle province presenti in 13 commi costituzionali. Il terzo punto riguarda la legge ordinaria che stabilisce le tappe successive per l’effettiva abolizione delle province.

Approvato il disegno di legge il passo poi è breve e i tempi accorciati:

in sede di prima applicazione, entro sei mesi dalla data in entrata in vigore della legge statale le Regioni disciplinano con legge regionale gli enti locali. Se la Regione non provvede le Province sono comunque soppresse e le relative funzioni sono redistribuite.

Lavoratori

Dal premier Enrico Letta arrivano le prime rassicurazioni per i lavoratori che non individuano negli enti locali degli spechi di spesa pubblica, ma il proprio posto di lavoro e guadagno mensile. Al termine del consiglio dei ministri Letta ha dichiarato che, nonostante la bocciatura da parte della consulta, il governo va avanti sulla strada delle riforme proposte nel discorso di insediamento dell’esecutivo in cui si parlava esplicitamente di «abolizione delle province»:

Ci sentiamo vincolati a quell’impegno. Spero che il Parlamento lo approvi nel più rapido tempo possibile

aggiunge il premier.

Secondo gli ultimi dati, le province italiane hanno alle loro dipendenze circa 60.000 lavoratori e la loro soppressione porta con sé un problema non da poco. Nella situazione in cui versa l’economia italiana non è facile trovare la giusta via di mezzo tra tagli ai costi, o meglio agli sprechi della spesa pubblica e la salvaguardia dei lavoratori.

Tutti abbiamo applaudito alla spending review, stanchi di vedere continui sprechi di soldi pubblici, ma a questi 60.000 mila dipendenti che si ritroveranno senza uno stipendio chi ci pensa? L’eliminazione delle province avrebbe un importante effetto positivo sull’economia italiana in termini di risparmio, ma al tempo stesso ne potrebbe avere di disastrosi dal punto di vista sociale, se venisse affrontata con superficialità.