«A Milano non c’è stato un aumento di ricoveri per la variante inglese», lo dice la Prof. Monforte

«A Milano non c'è stato un aumento di ricoveri per la variante inglese», lo dice la Prof. Monforte

Nessun aumento di casi e ricerca varianti più complicata di quanto si creda sono le cose che spiega il Direttore malattie infettive del San Paolo e San Carlo di Milano

La variante inglese del Covid, o meglio, le varianti del virus (perché sembra ne esistano tante altre), fanno paura tanto è vero che ci sono infettivologi ed esperti che auspicano un nuovo lockdown.

Il parere degli esperti, spesso male interpretati, sono alla base delle paure degli italiani tanto è vero che ieri sera durante l’intervento di Matteo Salvini al Senato, il leader della Lega ha chiesto esplicitamente e forse provocatoriamente al Premier Draghi di bloccare le comparsate Tv di noti esperti in virus, che non fanno altro che allarmare la popolazione.

Ma c’è anche chi, impegnato in prima linea contro il virus ed esperto in materia, smorza i toni e produce dichiarazioni che vanno esattamente contro i facili allarmismi. Per esempio, intervistata dall’Agenzia di stampa AGI, la Professoressa Antonella d’Arminio Monforte, Direttore malattie infettive degli ospedali San Paolo e San Carlo di Milano ha buttato acqua sul fuoco degli allarmismi.

Prof. Monforte: nessun aumento di casi di variante inglese nel milanese

«Nelle ultime settimane non c’è stato un aumento di ricoveri, dovuto alla cosiddetta variante inglese del virus,» queste le parole che la Professoressa ha detto subito ad AGI, tacciando come false le notizie contrarie trapelate nelle ultime giornate.

«Da giorni e giorni abbiamo un’affluenza in pronto soccorso di poche persone. E non tutte sono da ricoverare. La situazione non è così drammatica», questa la realtà dei fatti secondo l’esperta. Tra l’altro, quando si parla di varianti del virus secondo la Professoressa, il processo non è facile e nemmeno automatico.

«Il processo di ricerca delle varianti non può essere fatto di routine, ma solo in casi eccezionali», questa la spiegazione data dalla Professoressa Antonella d’Arminio Monforte. E se lo dice lei che dirige il centro di malattie infettive che da inizio pandemia è in prima linea nell’emergenza, non si può certo non dargli peso.

Il processo di ricerca delle varianti Covid

«Il procedimento per individuare le varianti non è così veloce o automatico: implica il sequenziamento di tutto il genoma del virus, ci vuole tanto tempo e personale dedicato. E’ un processo lungo, si fa solo per casi fortemente sospetti, indicati dal Ministero», così la Professoressa spiega dal punto di vista tecnico come funziona la caccia alla variante nuova del virus.

Resta comunque alta l’allerta poiché in Lombardia sembra che la variante inglese del virus abbia superato il 30% dei casi totali e c’è chi ha paura che in breve tempo questa percentuale salga a dismisura. Ma la Professoressa smorza la preoccupazione di una maggiore letalità di questa variante che per il momento sembra solo più trasmissibile.

«Abbiamo un tasso di mortalità che si è quasi dimezzato rispetto a un anno fa, nelle persone ricoverate. Forse i pazienti arrivano prima, forse il virus è meno aggressivo e forse ci sono delle terapie migliori», queste le parole che sono piuttosto incoraggianti del Direttore che sull’ipotesi di un nuovo lockdown ha detto che: «è assodato che se si chiude tutto c’è una netta diminuzione della circolazione e della diffusione del virus. Ma a che prezzo? Non solo dal punto di vista sociale, economico, psicologico, ma anche da un punto di vista sanitario c’è un prezzo da pagare rispetto alle altre patologie. Ci sono tante persone che hanno bisogno di cure, persone con patologie gravi che non si avvicinavano al pronto soccorso per paura del contagio. Io sarei più per dei lockdown localizzati: c’è un piccolo cluster e si chiude la zona.»